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domenica, 16 gennaio 2005 categoria:poesia, letteratura italiana Il signor G.
Ricordando Giorgio Gaber
Secondo testo, il volume uattro lunghi scritti densi di emozioni e di piccoli preziosi particolari che aiutano a ricostruire l’intero cammino di una figura che ha saputo riprodurre davvero la realtà del nostro tempo e dei nostri piccoli e privati microcosmi. Una lucida analisi di noi stessi espressa sul registro di una grande verve narrativa.
La nota bellissima canzone che dà titolo al libro contenuto nel cofanetto:
“La libertà non è star sopra un albero non è neanche avere un’opinione la libertà non è uno spazio libero libertà è partecipazione”.
scritto da 319
domenica, 05 dicembre 2004 categoria:poesia
e i suoi goffi intercalari nel mutevolissimo scenario? Sono versi di Mario Luzi, nostro sommo poeta, i primi tre versi di una raccolta appena pubblicata da Garzanti: Dottrina dell'estremo principiante "Questa raccolta, dove l'alba e il tarmonto s'intrecciano e riverberano in ogni istante, rivela una seducente complessità musicale, modulata per temi e melodie che ritornano e s'inseguono, come in una sinfonia." (dal risvolto di copertina)
scritto da harmonia martedì, 22 giugno 2004 categoria:poesia
Costantino Kavafis, Settantacinque poesie, Einaudi, 1992, € 13.50
Ho cominciato a conoscere l’intensa poesia di Kavafis soltanto un anno fa. Ne ho scorto dei versi per caso su uno scaffale di una libreria, versi stampati proprio sulla copertina di questo semplice ed elegante volumetto di Einaudi. Non ho faticato molto a voler cercare oltre, a voler sapere di più. Sfogliandone poi le pagine, ho scoperto pensieri originali e di raffinato spessore scritti da un autore che non conoscevo in un linguaggio dotto, ricco ed insieme colloquiale, immediato e senza tempo. Costantino Kavafis, poeta di discendenza greca scomparso più di settant'anni fa, è stato una preziosa scoperta tardiva anche nel vasto e ricco panorama letterario del primo Novecento. Di formazione colta, fu un personaggio molto rappresentativo e spesso al centro di varie polemiche nella scena pubblica del suo tempo, e trascorse gran parte della sua vita lavorando in un ufficio di un ministero di Alessandria d’Egitto al tempo degli inglesi facendo una redditizia carriera. Restò tuttavia sempre legato alla sua Grecia, che in vita pur visitò solo tre volte ma il cui immenso patrimonio di cultura e di esperienza umana non cessò mai di essere per lui una continua fonte di ispirazione. Kavafis era un uomo schivo e cupo che rifiutò ogni piega del suo tempo scegliendo di non imitare la grande poesia europea di quegli anni, ma di tuffarsi invece nella suggestione della storia antica. Miti, leggende e aspetti del mondo ellenico pagano e cristiano – e quindi della civiltà greca dei popoli al di fuori dell'area propria del mondo greco – diedero vita a versi in cui l’avventura umana contemporanea sembrò fondersi perfettamente con l’esperienza degli antichi. Versi che mistificarono e raccontarono emozioni, sensazioni ed esperienze che accomunano gli uomini lungo i secoli e in ogni età. Il romanziere inglese E. M. Foster, suo amico ad Alessandria e a cui si deve il merito di aver colto per primo la bellezza della sua opera tanto da cominciare a diffonderne la fama in Europa, scrisse di lui: “Fu un gentiluomo greco con un cappello di paglia fermo ad un angolo insignificante dell'universo”. Ma la sensazione che si coglie leggendo anche solo una di quelle liriche ferme “ad un angolo insignificante dell’universo” è di una continuità di tempi e luoghi che annulla la distanza di quei millenni e che si materializza con una spontaneità sorprendente quasi echeggiando le parole che T.S. Eliot scrisse nel “Burnt Norton” dei Quattro Quartetti:
Il tempo presente e il tempo passato sono forse presenti entrambi nel tempo futuro, e il tempo futuro è contenuto nel tempo passato. Se dunque tutto il tempo è eternamente presente, tutto il tempo è allora irredimibile.
La poesia di Kavafis ebbe il pregio di essere, parallelamente ad un'eco del mondo antico, anche un’intimistica meditazione dell’esperienza umana dell’autore stesso, e fu forse questo autobiografismo raccontato in maniera soffusa che trasformò la storia degli uomini del passato descritti in molte delle sue liriche in un rinnovarsi di emozioni umane vissute in un altro tempo così come in un tempo qualunque. Il profilo dei personaggi che popolarono quelle poesie fu quello non di figure meramente storiche, ma di simboli di valori più ampi e di esseri umani con una vita di dentro raccontata con una sfumata e sottile analisi dei loro sentimenti. La poesia da me fra le più amate e forse più famosa di Kavafis, dal palese titolo che rimanda alla Grecia di Omero – Itaca – , è ad esempio una sapiente e raffinata metafora dell’intera esistenza umana e del viaggio di Odisseo verso l’isola come viaggio verso l’approdo finale e il senso massimo della nostra vita. L’insegnamento che si cela è che resta fondamentale scoprire i segreti di ogni attimo vissuto, senza mai temerne i dolori ma gustandone tutto ciò che ne ha fatto parte e che si è incontrato, per serbarlo come la più preziosa ricchezza. Lo stile delle intense poesie di Kavafis – elevato e ambizioso, eppure così limpido e immediato fin dalla prima lettura – ha diversi livelli di approfondimento e si avvicina ai lettori con un profondo impatto e con il non detto e il non svelato che non cessano mai, lettura dopo lettura, di far emergere le loro mille diverse sfaccettature. L’immensa forza di contenuti, che è stato bello cogliere a poco a poco e in cui è stato bello imparare ad orientarsi, fornisce un efficace spunto di riflessione per chi ama la letteratura non solo per la sua bellezza in sé, ma anche per la sua potente funzione di valida maestra di vita. La poesia di Kavafis fonda a mio avviso il suo più grande fascino nel fatto di essere una straordinaria e spontanea sintesi di stile e temi che si muovono con estrema destrezza fra i secoli e che, pur se estratti dal loro contesto storico, mostrano sempre un incastro perfetto con le più diverse età ed esperienze della vita dell’animo umano. Un quadro che forse solo la prosa avrebbe potuto ugualmente ben spiegare e dipingere, ma che buca il cuore senza sbavature e su cui a volte non ho potuto fare a meno di poggiarmi quasi con l’impressione di viaggiare nel tempo abbattendo ogni era. Delle tracce del poeta resta un’opera omnia piuttosto esigua che tuttavia è finalmente diventata oggi parte del patrimonio della cultura mondiale e tradotta ormai in tutte le lingue: poco più di 150 poesie spesso da lui ridiscusse, respinte o incompiute, e assemblate in una prima edizione soltanto qualche anno dopo la sua morte. Questa edizione di Einaudi, curata e tradotta da Nelo Risi e Margherita Dalmati, fu pubblicata per la prima volta negli anni Sessanta col titolo Cinquantacinque poesie ed è stata poi riproposta a trentanni dalla prima edizione con l’aggiunta di altre venti liriche tratte dal repertorio più meramente storico-antico del poeta. Sulla semplice ed elegante copertina, questa poesia che mi ha condotto durante tutto quest’anno alle altre belle pagine:
E se non puoi la vita che desideri
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