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In questa sezione vengono conservate tutte le recensioni dei libri che ho letto, nel loro formato integrale, che sono già state pubblicate nella pagina Home da chi ha richiesto, ricevuto, accettato ed utilizzato l'invito a scrivere sul multiblog Il Parnaso Ambulante.

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venerdì, 09 luglio 2004


categoria:letteratura italiana, bloggerscrittori
 

     La prima domanda che mi sono posto nell’accingermi a scrivere queste righe è: ma Giulio Mozzi è uno scrittore-blogger o un blogger-scrittore? Ci ho pensato un po’ sopra e nell’incapacità di pervenire a un’ipotesi probante ho concluso che verosimilmente è sia l’uno che l’altro. O né l’uno né l’altro. O questo e altro. Mi pare evidente che ho un po’ le idee confuse, perciò cerchiamo di fare ordine. 

  Prima di tutto è sicuramente un personaggio. Cominciamo da qualcosa di oggettivo. Mozzi, classe 1960, abita a Padova e possiamo dire tranquillamente che è un self-made man, uno che si è fatto da sé insomma. "Ho scritto il mio primo racconto il 17 febbraio 1991, all’età di 31 anni: si trattava di una lettera alla mia migliore amica, vittima di un furto, nella quale fingevo di essere il ladro e di voler restituire alcuni oggetti cari. La migliore amica mi scrisse (lei era a Londra, all’epoca). «Carino, quel racconto che mi hai mandato». Così realizzai di aver scritto un racconto. La mia unica intenzione era stata di consolare la mia migliore amica della perdita subita e di divertirla un po’. Provai a scrivere altri racconti e vidi che la cosa mi veniva bene. Se una cosa mi viene bene è inevitabile decidere di dedicarci un po’ di tempo." 

  Ha lavorato per sette anni come dattilografo nell’ufficio stampa di un’associazione di artigiani. I giornalisti che vi lavoravano gli hanno trasmesso a loro modo le tecniche e la pratica della scrittura. Poi ha lavorato altri sette anni (la ricorrenza numerologica evoca un non so che di magico-cabalistico!) come fattorino in una libreria scientifica prima di approdare alla pubblicazione. La produzione narrativa di Mozzi è imperniata sulla forma racconto. La sua scrittura muove i primi passi sulla scia di Carver e dei minimalisti, di cui è stato precoce divulgatore, per approdare a uno stile decisamente personale, una scrittura che per quanto riguarda i primi libri non esiterei a definire straniata e straniante, limpida e quasi disarmante per la sua schiettezza e comunicatività. Mi riferisco in particolare ai racconti di Questo è il giardino (Theoria, 1993; Mondadori, 1998), La felicità terrena (Einaudi, 1996) e Il male naturale (Einaudi, 1998), probabilmente le sue cose migliori.

   Poi, ad un certo punto, ha fatto della scrittura un mestiere. Ha fondato la Piccola scuola di scrittura creativa (www.lanternamagica.org) ma sarebbe difficile rintracciare tutte le collaborazioni con addetti ai lavori più o meno noti, le riviste, le webzines e via discorrendo. Quindi dico: mi pare fuor di dubbio che si possa insegnare a scrivere decentemente o magari pregevolmente o addirittura brillantemente. Mi pare fuor di dubbio che si possa insegnare a semplificare o arricchire lo stile, secondo le esigenze. Mi pare fuor di dubbio che si possa insegnare a disporre le materie, gli argomenti e le narrazioni. Mi pare fuor di dubbio che si possano insegnare le forme della novella, del racconto, del romanzo, della memoria, dell'autobiografia, della lode, del biasimo… Mi pare fuor di dubbio perfino - anche se su questo, immagino, qualcuno avrà da ridire - che si possa addestrare ad aumentare le proprie capacità di invenzione.”

  Con Stefano Brugnolo ha scritto un curioso Ricettario di scrittura creativa (Theoria, 1997; nuova edizione aumentata Zanichelli 2000) rifacendosi allo spirito di una tradizione retorica capace di scomodare Cicerone e Quintiliano o la Crestomazia di Leopardi. 

  Mi sa che dimentico qualcosa. Ah, già. Da qualche anno Mozzi fa il talent-scout per Sironi editore. E’ l’editor di almeno un caso letterario, L’elenco telefonico di Atlantide di Tullio Avoledo (Sironi, 2003; Einaudi tascabili 2004), uno dei libri (abbiate pazienza) peggiori che io abbia letto negli ultimi tempi. Ma sentiamo cosa dice in proposito: Un caso letterario può nascere per pura fortuna. Quello che è successo, è successo solo perché un giornalista (Onofrio D’Orrico, n.d.r.), con il quale non avevo mai parlato in vita mia e che, tra parentesi, non ha alcuna stima di me come scrittore, ha letto il libro, si è entusiasmato, e ha deciso di fare quattro pagine sul Sette, il magazine del Corriere della sera. Tutti gli altri si sono accodati. Punto.
La nostra strategia, era semplicemente di pubblicare un buon libro d'intrattenimento e di farlo sapere in giro. Il potere editoriale di Sironi è sostanzialmente nullo.
Controprova. Il 16 giugno abbiamo pubblicato
Il suicidio di Angela B.di Umberto Casadei. E' un libro al cui confronto tutti i libri pubblicati dalla mia generazione vanno in fumo. Mi arrischio a dire: è un capolavoro, un libro che si dà del tu con l'Ulisse o L'uomo senza qualità. Bene. Non ne parla nessuno. Quando telefono nelle redazioni o ai critici, mi rispondono: "Ma, sa, è così lungo...". In effetti fa 560 pagine. I critici letterari italiani non sono capaci di leggere un libro di 560 pagine? (Avoledo ne faceva 526). No, è che questi signori sono pronti a lodare il prodotto commerciale ("L'elenco telefonico di Atlantide" è un prodotto commerciale; il che non significa che sia un buon libro; così come se una donna è bellissima, ciò non significa che sia un'oca), ma di fronte alla vera grande letteratura si tirano indietro, spaventati.”
 
Non so cosa ne pensiate ma io l’ho trovato onesto.

  Da qualche anno Giulio Mozzi è anche piuttosto attivo in rete. Per esempio pubblica un bollettino quasi settimanale, Vibrisse, distribuito gratuitamente via posta elettronica. Per riceverlo basta chiederlo all’indirizzo vibrisse.bollettino@libero.it . E’ una sorta di zibaldone di noterelle, brevi saggi, esperimenti di lettura, recensioni che raccoglie e di cui è editor esclusivo.

  Ha aperto anche un blog che fino al 2003 è stato ospitato sulla piattaforma di clarence.com per poi divenire un sito a tutti gli effetti: www.giuliomozzi.com. Anche ora ch’è un sito ha comunque mantenuto l’impostazione di un blog: i post a cadenza quasi giornaliera, poche o quasi nulle le foto, una marea di link a blog e siti di amici scrittori. La lettura dei suoi post è interessante; fin dall’inizio Mozzi ha intuito le potenzialità espressive dei weblog e ha aderito alla filosofia del blogger adottandone lo stile. I suoi post sono per lo più brevi riflessioni confidenziali, piccole narrazioni su aneddoti quotidiani, appunti di viaggi lungo la penisola per i suoi seminari di scrittura, riferimenti e link a libri letti, a musica ascoltata, a film visti…

 Ho omesso qualcosa, certo, ma ho comunque offerto una (ahimé non certo breve) panoramica di un protagonista controverso ed emblematico della scrittura in Italia. Peccato che non mi abbia chiarito molto le idee su chi è questo proteiforme personaggio (ma è proprio necessario trovare una risposta?) che apprezzo più per il talento narrativo che per la miriade di progetti collaterali che intraprende. Ho comunque annotato qualcosa e se vi può essere di una qualche utilità ben venga.

 

scritto da cigale | 03:43 | commenti (5)






scritto da redazioneparnaso | 08:37 | commenti

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venerdì, 18 giugno 2004


categoria:letteratura italiana, bloggerscrittori
 

Due libri sui Blog

Sulla scia dell’interessante post di Cigale, vorrei segnalare tra le novità editoriali sul fenomeno "blog" anche altri due volumi tutti da scoprire: Diario di una blogger di Francesca Mazzuccato (Marsilio, € 10,00) e Blogout. Tredici diari dalla rete di Alessandro Marzi e Fabrizio Ulisse (Edizioni Novecento, € 14.50).

Il Diario porta la firma di una blogger molto nota tra gli addetti ai lavori soprattutto per l’alta qualità letteraria della sua scrittura, e si sviluppa su due piani di lettura curiosi, divertiti e vivaci da leggere: l’indagine profonda del mondo dei blog con l'intreccio di storie personali, cosa che costituisce la vera essenza del mondo dei blog, e una storia d’amore nell’era di Internet. Piani che s’incrociano di continuo in tutte le 135 pagine del libro.

Nel mondo dei blog il libro è stato accolto in modo altrettanto duplice. I non estimatori l’hanno tacciato di essere un testo pieno di confusione che ne rovina la trama, peraltro annunciata dall’autrice stessa nella presentazione del suo lavoro (“Questo libro racconta una storia d’amore”): una storia di sentimenti mescolata ad un saggio sui blog e sui risvolti psicologici e sociali di questo fenomeno di scrittura in rete. Un percorso appunto considerato “confuso” che si arena senza che la sostanza degli intenti ne venga mai veramente in superficie. Anzi, o peggio, una storia costruita ad arte per far da sfondo alle dissertazioni dell’autrice sulla sua esperienza di blogger. Ogni passo è raccontato nei più minuscoli dettagli, cosa che l’è valsa una seconda critica di eccessiva pedanteria e inconsistenza.

Tra gli estimatori invece, il libro non è stato affatto considerato banale, ma con una trama dal ritmo e dal senso unitario ben definito. Nonché un’operazione editoriale di rara astuzia: indirizzata ad un target ben definito e in voga, di cui ormai parlano tutti i giornali e che ne hanno perfino adottato il nuovo metodo di comunicazione (vedasi i numerosi blog dei giornalisti di Repubblica sulla homepage del giornale), ben costruita anche la copertina, e buona la scrittura che risulta agile, immediata e scorrevole. Il romanzo, alla fine, risulta un bell'intreccio d’impatto scritto in forma diaristica che s’immerge nel mondo dei blog perché non è altro che il libro stesso ad essere un blog in forma cartacea. L’autrice racconta di nomi e indirizzi citando i blogger con cui lei stessa è in contatto, e imbastisce in fondo una trama che la immerge in ciò che è un blog in realtà completamente e visibilmente (vista anche la scansione temporale di ogni “post” scritto nel libro). Questa la linea da seguire per leggerlo senza riscontrare alcun tipo di forzatura o di stonature fra le due apparentemente inconciliabili sezioni criticate da chi ha cestinato il libro come solo un'abile mossa editoriale. In una recensione di Stefano Porro per il sito BlogOltre, infine, è stato scritto che la Mazzuccato “coglie gli aspetti più emotivi dei blog e dei loro autori, mostrando un lato forse sottovalutato. E in questo senso il Diario è femminile come connotazione, ma lo è anche e soprattutto come impostazione, volta senza ripensamenti a suscitare ed a raccontare emozioni, buone e cattive (…) e può essere una base di partenza, perché no?, per un Diario più completo, e complesso, sull'emozionalità dei blog.” Varrebbe la pena scoprire a quali due opposte fazioni aderire, a questo punto.

Blogout, ben 320 pagine dalla simpatica copertina creata da Elisabetta Grimani curate da due dei piu' anziani blogger italiani, Alessandro Marzi e Fabrizio Ulisse e i cui ricavati dai diritti della vendita saranno interamente devoluti ad Emergency, raccoglie invece i post direttamente selezionati da tredici blogger storici italiani: Rillo, Vx, Leonardo, Wile, Polaroid, Acidofolico, Antonio, Elo (ovvero Eloisa ovvero La Pizia citata da Cigale), Fred, Simone, Gat, Arkangel, e Fabrizio Ulisse stesso con lo pseudonimo di Biccio.

Il libro è tuttaltro che un semplice volume sull’analisi del complesso fenomeno dei blog e piuttosto un tentativo di studiare l'effetto dato dalla trasmigrazione di una nuova forma di scrittura verso un'altra come appunto quella dal web alla carta stampata.
Il libro, in sintesi, è ciò che
è esclusivamente e semplicemente un blog: un insieme di post, e quindi di semplici diari. “Dietro i nick, dietro i soprannomi fantasiosi, le persone: non si parla di blog ma i blog parlano, ecco la possibile differenza. Autori, con gli strumenti del nostro tempo, come costruttori di significati”, scrive Marzi. "Un blog ha sempre un inizio casuale, ma mai un finale naturale. E' immortale, o viene ucciso se svaniscono le condizioni che lo hanno battezzato. Questo rende il blog un modo diverso di raccontare: il suo essere cosi' simile alla vita stessa nel suo essere privo di deus-ex-machina al contrario di una sceneggiatura, o di un racconto, persino di un articolo di giornale; parole in cerca di autore, gettate li' a prender forma e a dar forma di rimando a noi stessi, come in quelle splendide immagini di volti costruiti con milioni di fotografie disposte una accanto all'altra. Portare queste parole sul treno, sull'autobus, in poltrona, renderle indipendenti dalla connessione ad Internet, vuol dire riportarle la' dove sono nate, sottraendole al perverso destino ell'inevitabile oblio nel cosmo digitale. Fra 50 anni questo libro sara' ancora qui. Potreste dire lo stesso dei vostri floppy smagnetizzati?".

"I blog", ricorda infine Biccio, “sono come i fuochi di segnalazione che si usavano anticamente dalla cima delle collline per diffondere le notizie di paese in paese, disse una volta il software designer Jorn Barger per spiegare il funzionamento di quei siti da lui stesso definiti nel 1997 web logs. Ora sono divenuti un codice condiviso, tanto rigido e semplice nell’impostazione, quanto flessibile ed elastico nella sua interpretazione; nessuno li ha inventati, ma moltissimi li hanno raffinati e chiunque può ancora farlo. E’ un approccio immediato e diretto alla comunicazione, e soprattutto fa circolare idee e pensieri più rapidamente di qualunque altro mezzo. Non era forse per questo che fu inventato il web?”.

Sottoscrivo.

Un estratto dal primo:

Questo sono i blog. Angoli disgustosi o meravigliosi mondi inverosimili dove il pensiero trova strade impreviste, riflette, si allarga, si distoglie, si allontana verso orizzonti impensati e impensabili. (…) La rete democratica e a disposizione, basta allungare una mano. (…) La dimensione a lungo sognata dove esprimere la propria personalità, dove ottenere visibilità e confronto con altri. Conoscere senza conoscere veramente, entrare in contatto evitando il vero contatto con persone dai desideri simili, con gli stessi gusti (…). Ritagli, tracce, confidenze. Tasselli personali e professionali che compongono strani agglomerati. Scorie espulse senza filtro, satira, gossip. Voyeurismo, confidenze visionarie a un audience senza volto (non esiste blog, come non esiste scritto, che possa fare a meno dei lettori), vomiti e vaneggiamenti, interessanti informazioni, tutto. Un tutto contraddittorio, attraente, insidioso, offerto a un universo conosciuto (?) attraverso piccoli contatti, timidi avvicinamenti, provocazioni, una riga aggiunta con rabbia o con leziosa attenzione, una rapida lettura, un passaggio incuriosito, un indugiare furioso, un clic.
E una schiuma. E salita dalle acque di internet, dai fondali profondi. Densa, incontenibile, porosa. E l'onda dei weblog, dei diari dimenticati aperti.

…e un paio dal secondo:

Il blog è servito, serve sempre, come un diario.
Ci puoi scrivere e non scrivere.
Sai di essere letto, è come dimenticare il lucchetto aperto, il diario sul letto.
Sai chi passerà, e chi leggerà. Lo speri, forse.
O lo temi. [ rillo ]


…E ieri sera, correndo lungo i 250mt di terreno scollinato, pestando l'erba tagliata e già secca, cercando di recuperare uno dei miei gatti prima che finisse tra le lame di un gigantesco trattore, mi sentivo come in una di quelle scene riprese da un elicottero, in cui una figura minuscola corre lungo distese di neve, o campi di grano, o spiagge immense. Piccolo, inadeguato, disperatamente incapace di poter controllare tanta vastità di natura. E allora mentre correvo pensavo a quanto stupidi e tracotanti siamo, nel credere di poter controllare il mondo abituati al nostro 17 pollici a 1024 x 768. Seduti, con le spalle coperte, rischiando cosa di noi stessi? Gettarsi nel vuoto, senza pensare, senza rete, istintivamente. Inutile prendersi in giro, inutile usare macchine da guerra per fornirci armi o braccia che non abbiamo, o abilità di cui non disponiamo. E stupido, e tanto, non sporcarsi le mani per paura di scoprire che non ce la possiamo fare. Si, spegnere il computer, e così, nudi, nel silenzio del battito della natura, del cuore e della sottile vibrazione del nostro sistema nervoso centrale, vivere. Davvero…. [ biccio ]

scritto da 319 | 15:13 | commenti (5) Torna sopra










scritto da redazioneparnaso | 16:14 | commenti

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