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venerdì, 06 ottobre 2006


categoria:letteratura italiana
 

L'orologio di cenere

Bisogna essere dei sognatori, di questi tempi, per aprire una casa editrice. E I sognatori è, per l’appunto, una recentissima realtà editoriale, targata Lecce, situata perciò in quel meridione d’Italia che ha sfornato e sfornerà grandi talenti letterari. Se andate a leggere il programma d’intenti nel loro sito, I sognatori si prefiggono di dare voce a quanti credono nei sogni come se fossero l’unica realtà (…), perché per loro ogni scrittore (…) è fondamentalmente un sognatore. Come dargli torto? Lodevole – pur essendo una piccola casa editrice – l’obiettivo di non richiedere contributi di sorta all’autore, più o meno misconosciuto, che mettono sotto contratto, e di puntare sulla qualità della proposta.

 

Abbiamo avuto modo di leggere il loro primo libro in catalogo, L’orologio di cenere, di Aldo Moscatelli (I sognatori, pagg. 135, Euro 8,90), un libro ben confezionato, che ricorda il formato Sellerio o i libricini neri di Stampa Alternativa. Interessante anche la copertina, con un disegno che rievoca atmosfere surrealiste alla Magritte o alla Dalì. Curiosi e graditi due elementi che dovrebbero contraddistinguere la casa editrice: la biografia dello scrittore in quarta di copertina (scritta dall’autore stesso) e un’intervista all’autore in coda al romanzo (dove gli viene fornita la possibilità di esprimere le proprie idee letterarie, aprendo al lettore l’officina della propria scrittura).

 

Ma veniamo al romanzo. E’ singolare che Moscatelli affermi nell’intervista di non aver mai letto un noir in vita sua, e abbia deciso di scrivere un noir, o meglio (le etichette stanno sempre strette), un giallo. Genericamente il noir, al di là dell’intreccio, introduce elementi di denuncia sociale, tende a connotare certi ambienti ecc… Il giallo privilegia invece l’aspetto investigativo, la pista che il detective segue, esaminando gli indizi, per arrivare al colpevole. Attualmente c’è molta confusione sui termini: spesso si parla di noir anche solo riferendosi alle atmosfere cupe, alla rappresentazione esplicita di una violenza più o meno crudele ed efferata. L’orologio di cenere è fondamentalmente un romanzo giallo, anche se presenta un climax consono a un certo noir, o meglio, a un certo noir dal gusto un po’ retrò, il cui modello più diretto potrebbe essere il Marlowe di Chandler, o in ambito cinematografico le atmosfere in bianco e nero de L’infernale Quinlan di Orson Welles. Moscatelli sceglie un’ambientazione iconicamente “americana”; la città del romanzo potrebbe essere Chicago o L.A., negli anni ’30 del secolo scorso: solo da alcuni elementi come l’uso dei cellulari, o la musica di Tom Waits, deduciamo di essere ai giorni nostri. L’investigatore privato River Crane lo potete trovare seduto al bancone di un bar, il Blueroom, nei quartieri bassi di una città senza nome, sigaretta nella mano sinistra e bicchiere in quella destra. La ricca Marlene Tourneur, figlia dell’ex senatore Reed, lo assume per indagare sul misterioso omicidio della sorella, per il quale la polizia ha fermato suo fratello Jonathan. L’indagine di Crane parte con l’intenzione di scagionare il rampollo di buona famiglia, ma finisce per rivelarsi alquanto intricata; il nostro investigatore incappa in rivelazioni inaspettate, in strani omicidi e scambi di persona. Crane conta sull’aiuto dei colleghi Jeff e Wolf, suoi compagni di vita e di bevute, per comporre lentamente, sotto gli occhi del lettore, un mosaico inquietante di perversioni latenti. Il romanzo ha una scansione cinematografica dei capitoli e un buon ritmo nello sviluppo dell’intreccio. Il punto di vista del lettore coincide con quello di Crane, e ne segue l’evoluzione investigativa, fino al finale ad effetto, che si scioglierà in una serie di riscontri autoptici incrociati che fanno pensare agli episodi di CSI Scena del crimine.

 

La scrittura dell’autore è funzionale al giallo; essenziale e scarna, diretta e abilmente costruita per catalizzare l’attenzione e puntare allo scioglimento dell’enigma. Talvolta presenta qualche sbavatura e incertezza: è improbabile, per esempio, che Crane dica rimembrando il mio passato. Rimembrare è verbo poetico, ma Leopardi è una delle letture preferite di Moscatelli. Così il verbo preambolare nelle didascalie, ch’è davvero di uso raro e ricercato.

 

Avremmo preferito una più approfondita caratterizzazione psicologica per i personaggi. A parte Crane, del quale leggiamo i sogni, le meditazioni e la sua visione del mondo, gli altri personaggi sembrano poco più che dei “caratteri”, dei “tipi”: la cliente sensuale, gli amici di sbronze, i poliziotti, il medico legale ecc… E’ Crane a farla da padrone: personaggio delineato a tutto tondo, forte di contrasti luce/ombra: cinico e disilluso, ma ancora capace di slanci di eroica umanità; ombroso e dolente, con qualche scheletro nell’armadio, ma limpido e perspicuo nell’andare a fondo di un problema, sia professionale che esistenziale. Questo esordio di Moscatelli e della casa dei Sognatori è all’insegna di un cielo plumbeo, di una terra cosparsa di cenere e vuoti di bottiglia, più affine all’incubo che al sogno, dove aleggia un Male che si annida, proteiforme e onnipresente, nei risvolti più imprevedibili della realtà contemporanea. Una proposta interessante, anche per la sua sincerità e determinazione, in un panorama culturale che ha bisogno di voci nuove, di un pluralismo soprattutto indipendente dai grandi e talvolta univoci canali di diffusione. Lunga vita e prosperità ai sognatori di oggi e a quelli di domani, perciò. Non mollate. Continuate a sognare.

info: www.casadeisognatori.com


scritto da cigale
scritto da redazioneparnaso | 11:33 | commenti

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