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venerdì, 29 settembre 2006


categoria:letteratura italiana
 

Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello

Uno, nessuno e centomila di Luigi Pirandello- “Carissima MIA. Permettimi di consigliarti questo libro che trovo semplicemente geniale, ironico e fluttuante nella profondità di ogni IO. È proprio una strepitosa opera d’arte. Espressione d’arte, in quanto l’autore è stato un artista nel tentativo riuscito di snocciolare un frutto che, all’epoca – inizi del Novecento – si mostrava ai più, persino ancora un po’ acerbo”.

- “Ma vedi un po’ che cosa mi devo sentir dire. D’accordo. Ti sarai pure divertita spassosamente e ti sarà sembrato di aver compreso gran parte delle riflessioni introspettive contenute in questo romanzo. Ma non crederai davvero di poterti sentire autorizzata a sparare sentenze…: che tra l’altro non è neppure da te. Ma lo sai che il libro di cui stai parlando è parte integrante della letteratura italiana che conta? È ovvio che, perciò, debba essere difficile da capire… Basta considerare il fatto che quasi metà del volume, che hai letto, è stato riservato all’introduzione… che tu, ovviamente, non ti sei neppure degnata di leggere… Ma dimmi: che cosa pensi d’aver capito, cosa? Che pensi?, di fare la diversa? Credi di essere unica e di bastarti, senza metterti a confronto con le altre opinioni?”.

- “Senti chi parla! Io non sarò “una”, ma tu non sei “nessuno” per dirmi quello che devo pensare. E poi… saremo pure in “centomila”, ma oggi mi va di essere Manuela. Ti saluto…!, anzi, no. Ancora una cosa: preferisco le postfazioni alle prefazioni…”.

Un omaggio personalizzato a un libro straordinariamente profondo, ma divertente, tanto ironico quanto serio: d’altronde, come si dice, essere seri non significa mancare di umorismo.

E per non svelare il contenuto che ai più sarà comunque già noto, aggiungo come conclusione solo questo modo di dire in voga ai nostri tempi: “La parola manicomio è scritta al di fuori  delle mura!”.

 

Ma non posso omettere la seguente nota finale che vuol essere, più che altro, uno spunto di riflessione sulla possibile origine e anche sull’originalità del neonato linguaggio “sms” (anche se personalmente non amo!); a sottolineare questa nota una citazione tratta da “Uno, nessuno, centomila”, scritto nel primo quarto del ventesimo secolo, esattamente come leggo sul libro: «Le mie sopraciglia parevano sugli occhi due accenti circonflessi, ^^, le mie orecchie erano attaccate male, una più sporgente dell’altra (…)». Troppo avanti con i tempi…

scritto da mmazzi
scritto da redazioneparnaso | 09:03 | commenti

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