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domenica, 23 ottobre 2005


categoria:fumetti
 
Andy Riley

Il libro dei coniglietti suicidi
“Piccoli soffici coniglietti che vogliono semplicemente farla finita”

Biblioteca Umoristica Mondadori, ill., € 10


Sarà perché ho un coniglietto nano in casa e che perciò quelle orecchie in copertina, scrutate in libreria, mi hanno subito divertito... ma questo libretto una segnalazione davvero la merita.
Un esilarante quanto comico e originale concentrato fumettistico di humor nero da regalare e da regalarsi, 84 pagine a fumetti, più di 80 vignette in bianco e nero di coniglietti piccoli, morbidi e teneri che si inventano i suicidi più bizzarri, assurdi e divertenti che si possano immaginare.

Il coniglietto suicida ha sprezzo del pericolo, e prende il sole mentre gli altri animali salgono sull'arca di Noè, o accoglie gli extraterrestri con un calcio ...lì. Ha grandi capacità mimetiche, e si confonde fra i militari dello sbarco in Normandia, o fra gli alieni di Space Invaders. Ha pazienza, e aspetta sotto una stalattite che prima o poi si staccherà, o sotto una lente di ingrandimento colpita dal sole. Ha ingegno da vendere, il coniglietto, come quando si fa centrare in pieno da una palla da bowling. Creativi e determinati come Wile E. Coyote, ma più imperturbabili e sicuri di sé, i coniglietti affrontano il suicidio con un'espressione impassibile e sempre uguale che esalta la comicità surreale di ogni pagina di questo libretto tradotto in tutto il mondo.

La serie, pubblicata settimanalmente sull'Observer Magazine, nacque per scherzo quando il sig. Andy Riley, sceneggiatore televisivo, durante un pranzo di lavoro disegnò delle orecchie da coniglio che spuntavano da un tostapane. Da quel giorno storie politicamente scorrette di buffi coniglietti imperversano sul settimanale inglese con strisce e vignette mute lette da tutto il Paese, in cui possiamo assistere alla loro spontanea dipartita. Surreali, ingegnose, le storie raccolte in questo volume ci fanno sorridere su un argomento un po' triste ma anche un po' comicamente improbabile. Qualche critico ha trovato un che di zen in questo libricino spassoso, messo in risalto dall’inevitabile paragone tra la divertente follia suicida dei coniglietti e la tristemente reale vocazione del genere umano all’auto distruzione. Per me non ha tutti i torti.
I soavi e spietati coniglietti suicidi del trentacinquenne inglese Andy Riley, ha scritto la stampa, fanno piazza pulita di tutta la retorica dolciastra dei cartoon disneyani, e derivano semmai dal buffo catastrofismo dei personaggi della Warner, i Looney Tunes, anche loro sempre in bilico sugli strapiombi e sempre polverizzati dalla dinamite. Spesso sono i disegni e non le parole, dicono, a raccontare le storie più belle e a trafiggere la contemporaneità. Il miglior romanzo su Auschwitz si dice che sia a fumetti: Maus di Art Spiegelman. Il miglior reportage da Gaza e dalla Cisgiordania, ancora a fumetti: Palestina di Joe Sacco. E a fumetti si esprimeva uno dei più profondi conoscitori e osservatori della sensibilità degli esseri umani: Schultz coi suoi indimenticabili Peanuts

Un gioiellino di umorismo gaiamente surreale e politicamente scorretto, dunque, questi coniglietti. Con molta fantasia ed un buon tratto grafico, Riley vi farà passare un quarto d'ora esilarante a metà strada tra il gusto per il noir e il senso dell'illogico. Una risata ci seppellirà, scrisse qualcuno, e una risata esorcizza in fondo questo mondo truculento.
Peccato che le pagine siano così poche.. ma pare che sia in cantiere a ritmi frenetici già la pubblicazione italiana del suo attesissimo
seguito.

A lato un assaggio in tema di video e dvd (cliccarci su per ingrandirlo)...
  

scritto da 319
scritto da redazioneparnaso | 12:07 | commenti (1)

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categoria:letteratura italiana
 


Torino è casa mia

 
Giuseppe  Culicchia
   

Casa editrice: Laterza 
 
Collana: Contromano 
 
Anno pubblicazione: 2005   Prezzo: 9,00 
 
Genere: turismo,viaggi -  Pagg: 163 
 

"Oltre a essere la mia città, Torino è anche la mia casa. E come ogni casa contiene un ingresso, la stazione di Porta Nuova, una cucina, il mercato di Porta Palazzo, un bagno, il Po, e poi naturalmente il salotto di Piazza San Carlo, e quel terrazzo che è il Parco del Valentino, e il ripostiglio del Balon, e una quantità di altre cose e di altre storie. Aprire questo libro è un po' come entrare in casa nostra. Mia. Vostra."
 
Conoscendo Torino, e volendolo regalare, ho letto questo libro che consiglio per il suo spirito leggero ma non superficiale, scritto da uno scrittore, Culicchia, che conosce la città, anche nelle barriere operaie e nei nuovi cittadini migranti che la animano.Bello l'integrare notizie storiche e sociali con il vissuto della città. 

scritto da alp
scritto da redazioneparnaso | 11:42 | commenti (1)

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categoria:letteratura straniera
 

Arthur Golden, Memorie di una Geisha, ed. Tea.


Il mondo delle geishe da sempre rappresenta un universo sconosciuto a molti, quasi parallelo a quello vissuto quotidianamente dalle persone comuni.

Un piccolo mondo dove la tradizione regna sovrana e la forma è l’essenza stessa delle cose.

Spesso gli occidentali faticano a comprendere a pieno questa figura femminile così distante dai canoni e dalle categorie fissate per le donne da secoli di storia.

L’autore, con un’approfondita analisi, è riuscito ad inquadrare quello che è il nocciolo più nascosto di questa “Professione-esistenziale” .

Scritto sotto forma di romanzo il libro ha richiesto un ampio periodo di studio delle usanze, della formazione di queste donne, della storia stessa del Giappone.

Tutto questo traspare. Non si tratta di una semplice storia biografica, ma neppure di un saggio. Si legge con la passione e la facilità di un romanzo, si apprendono cose come da un accurato libro a tema.

Seguendo le orme di una giovane ragazzina di un povero paese del Giappone anteguerra approdiamo a Gion, quartiere delle Geishe di Kyoto, le più raffinate di tutto lo stato.

Viviamo la formazione, la sofferenza, la determinazione, i problemi, la passione che una vita del genere porta ad incontrare.

Senza accorgercene abbandoniamo la nostra stanza e approdiamo in oriente, percorriamo un lungo periodo buio della storia mondiale, affrontiamo la guerra e la vita nel lusso che l’ha preceduta, la sofferenza e il risollevarsi della popolazione.

Pochi libri scritti da autori occidentali hanno saputo trasmettere in modo così puro ed essenziale le sensazioni date dall’incontro con una civiltà così differente e al contempo così vicina a noi sul piano culturale.

Interessante per chi vuole leggere un bel romanzo, scritto bene, avvincente. Per chi ama il Giappone e quest’estate vuole visitarlo con la fantasia senza partire da casa, per chi vuole conoscere meglio quel mondo onirico e affascinante che è racchiuso fra le oikia e le sale da tè.

 

 

 Arthur Golden è nato e cresciuto a Chattanooga, nel Tennessee. Laureato in Storia dell’arte ad Harvard nel 1978, si è specializzato in arte giapponese e ha conseguito un Master in Storia del Giappone alla Columbia University, dove si è anche dedicato allo studio del cinese mandarino. Dopo qualche tempo a Pechino, si è trasferito a Tokyo dove ha lavorato in campo editoriale. Sposato e padre di un figlio, vive attualmente a Brookline, nel Massachusetts.
 

scritto da Minerva84
scritto da redazioneparnaso | 08:36 | commenti (1)

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