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domenica, 28 agosto 2005 categoria:letteratura straniera
Gente senza storia
Judith Guest, l’autrice del libro, era, a quel tempo, nel 1976, una quarantenne, sposata, madre di tre figli… e lei stessa si definisce, in quel tempo, una donna senza storia.
Un giorno, anzi probabilmente in tanti giorni, decide di scrivere un libro, che intitolerà appunto Ordinary people, che parla di una famiglia media: i genitori, un figlio studente…
Una storia di gente senza storia perché fanno fatica a ritrovare nel passato qualcosa che li aiuti ad affrontare la nuova situazione del presente…
La cosa sorprendente, secondo me, di questo libro è che l’autrice dopo averlo scritto, e poi dattiloscritto, lo ha inviato, almeno credo che sia andata così, a varie società editrici americane fino a che l’ultima, la Viking Press, lo ha pubblicato.
lunedì, 08 agosto 2005 categoria:letteratura straniera Il profumo è la storia di Jean-Baptiste Grenouille, nato il 17 luglio 1738 nel luogo più puzzolente di Francia, il Cimetière des Innocents di Parigi. ”Al tempo di cui parliamo nella città regnava un puzzo a stento immaginabile per noi moderni. Le strade puzzavano di letame, i cortili interni di orina, le trombe delle scale di legno marcio e di sterco di ratti, le cucine di cavolo andato a male e di grasso di montone; le stanze non aereate puzzavano di polvere stantia, le camere da letto di lenzuola bisunte, dell’umido dei piumini e dell’odore pungente e dolciastro dei vasi da notte. Dai camini veniva un puzzo di zolfo, dalle concerie veniva il puzzo dei solventi, dai macelli puzzo di sangue rappreso. La gente puzzava di sudore e di vestiti non lavati¸dalle bocche veniva un puzzo di denti guasti, dagli stomaci un puzzo di cipolla e dai corpi, quando non erano più tanto giovani, veniva un puzzo di formaggio vecchio e latte acido e malattie tumorali. Puzzavano i fiumi, puzzavano le piazze, puzzavano le chiese, c’era puzzo sotto i ponti e nei palazzi. Il contadino puzzava come il prete, l’apprendista come la moglie del maestro, puzzava tutta la nobiltà, perfino il re puzzava, puzzava come un animale feroce, e la regina come una vecchia capra…”
La madre di Jean Baptiste il giorno in cui partorì, sotto il suo banco di pescivendola accanto al Cimetière des Innocents, in un giorno di grande calura in cui il puzzo dei pesci che stava sventrando sovrastava persino quello dei cadaveri del vicino cimitero, dopo aver troncato con il suo coltellaccio da lavoro il cordone ombelicale alla cosa appena nata, intendeva abbandonarla lì, fra interiora e teste di pesci troncate, sotto uno sciame di mosche, come aveva fatto già in precedenza per altre cose nate da lei. Secondo me il profumo è veramente un geniale o originalissimo romanzo, come è scritto anche nella copertina da Pietro Citati, e fiabesco, accattivante e olfattivo, aggiungo io. Volendo si possono trovare varie chiavi di lettura, ne il profumo: lunedì, 01 agosto 2005 categoria:letteratura straniera Amin Maalouf
Gli scali del Levante "L'avvenire non abita tra le mura del passato"Colui che racconta la sua storia, l'immagine dell'uomo che l'autore aveva visto su un suo libro di scuola e che ritrova in carne ed ossa in un incontro casuale, rappresenta fin dall'inizio l'incontro con una cultura che non ha confini geografici. Al matrimonio del padre, un principe, nipote di un sovrano, ad esempio, sono presenti turchi, armeni, arabi, greci ed ebrei, le varie comunità dell'Impero Ottomano. In quell'epoca uomini "di tutte le origini vivevano gli uni accanto agli altri negli scali del Levante e mescolavano le loro lingue" quasi a prefigurare un futuro di cui Maalouf è portavoce e protagonista, e questo è in effetti il valore e il significato che questo libro vuole avere. Il padre del narratore lo educa a diventare "un grande dirigente rivoluzionario", ed essendo un vero despota illuminato, rappresenta una specie di incubo per il figlio che già nel nome Ossyan (Rivolta, Ribellione), appariva predestinato a questa scelta paterna. Invece il giovane Ossyan aveva in mente studi di psichiatria e di medicina e riesce ad accedervi grazie alla sorella che sa convincere il padre che questa strada in realtà gli renderà più facile l'altra, quella di rivoluzionario e così può imbarcarsi, destinazione Marsiglia, per frequentare in Francia l'università. Lo scoppio della seconda guerra mondiale, le dichiarazioni di Pétain, le leggi razziali promulgate a Vichy, non sembrano provocare in lui grandi turbamenti fino, almeno, a una discussione in birreria. Da quel momento la sua vita cambia: inizia la sua collaborazione con la Resistenza. La storia d'amore che il protagonista-narratore vivrà sarà poi con una donna che si batte per un'altra ingiustizia, quella contro gli arabi, e, nonostante le difficoltà, la ragazza, Clara, riuscirà a diventare sua moglie. A Parigi prima e a Haifa poi si festeggeranno le nozze: ma durante la festa in Libano già si sentono i primi spari: un "tornado stava per abbattersi sul Levante". Ossyan parte, proprio quando Clara sta per dargli un figlio, per correre al capezzale del padre, e così si trova a Beirut, separato da una frontiera invalicabile. Il padre muore, una insolazione lo costringe a letto per più di un mese e lo lascia in una situazione di alienazione mentale. Ricoverato in una clinica per malattie mentali, vi resta chiuso quattro anni, finché il fratello, diventato un potente uomo d'affari, non lo fa uscire per un pranzo ufficiale a cui partecipava Bertrand, ora ministro francese, un tempo compagno di Ossyan nella Resistenza. L'intorpidimento provocato dai sedativi impediscono però al narratore di lanciare all'amico un grido di aiuto. Passano gli anni, sempre in manicomio, e l'unico elemento che lo tiene in vita è la mancanza di energia per darsi la morte, mentre il fratello, personaggio sempre più ambiguo, diventa ministro. Ma ecco riappare la speranza nella persona della figlia ormai ventenne, Nadia, che, andata in Francia a studiare, incontra Bertrand, il vecchio amico del padre, ex eroe della Resistenza che le riaccende nel cuore la figura lontana del padre. Si precipita subito a Beirut, ottiene dai medici la possibilità di incontrarlo e gli consegna una lettera, nascondendola in un libro. Ossyan resterà per anni in attesa di un ritorno della figlia e cercherà giorno dopo giorno di recuperare un po' di normalità. Anni Settanta, violenza nelle strade che si avverte anche all'interno dell'ospedale. E poi la guerra vera e propria, la fuga del direttore, le porte aperte del manicomio, la fuga e infine l'ambasciata francese, la salvezza. Questa tragica vicenda di vita è intervallata da brevi intrusioni dello scrittore che ci descrive il luogo o il momento del colloquio col narratore, con molto pudore e grande rispetto, ma l'elemento che più resta impresso nel lettore è questa ricchezza di culture così diverse tra loro e nello stesso tempo così intrecciate da rappresentare una nuova più ricca cultura: quella dell'umanità. Gli scali del Levante di Amin Maalouf Titolo originale dell'opera: Les échelles du Levant Traduzione di Egi Volterrani Pag. 192, Lit.26.000 - Edizioni Bompiani (Le Finestre) Le prime righe Questa è una storia che non mi appartiene, racconta la vita di un altro. Con parole sue, che ho soltanto risistemato quando mi sono sembrate poco chiare o prive di coerenza. Con le sue verità, che valgono quanto valgono tutte le verità. Che mi abbia mentito qualche volta? Non lo so. Non su di lei, in ogni caso, sulla donna che ha amato, non sui loro incontri, sui loro sbandamenti, le loro convinzioni, le loro disillusioni; ne ho la prova. Ma delle sue motivazioni personali nelle diverse tappe della vita, sulla sua famiglia così poco comune, di quella strana marea del suo modo di ragionare - voglio dire quei flussi e riflussi dalla follia al buon senso, dal buon senso alla follia - è possibile che non mi abbia detto tutto. Penso, comunque, sempre in buona fede. Senza dubbio mal sicuro nella memoria come nei giudizi: questo voglio pur ammetterlo. Ma costantemente in buona fede. È stato a Parigi che l'ho incontrato, per caso, in un vagone della metropolitana, nel giugno del 1976. Ricordo di aver mormorato: "È lui!" Mi sono bastati appena pochi secondi per riconoscerlo. L'autore Amin Maalouf è nato in Libano nel 1949 da una famiglia per generazioni illustre di letterati e giornalisti. Dopo gli studi universitari nel campo dell'economia e della sociologia, si è trasferito a Parigi nel 1976. Il suo primo libro, Les Croisades vues par les Arabes (1983) è ormai un classico tradotto in moltissime lingue. Ha successivamente pubblicato cinque romanzi: Lèon l'Africain (1986), Sarabande (1988, Prix des Maison de la presse), Le Jardin de Lumière (1991), Le I siècle après Béatrice (1992), Le Rocher de Tonios (1993, Prix Goncourt), edito in Italia nel 1994 da Bompiani col titolo Col fucile del Console d'Inghilterra. |