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domenica, 03 aprile 2005


categoria:letteratura straniera
 


Titolo :   Diario (1941-1943)
Autore : Hillesum Etty
Editore : Adelphi 
 

Una giovane donna olandese affida, nel 1941, ad un diario la cronaca della sua complessa vicenda interiore. Mentre tutta l'Europa vive il dramma della persecuzione e delle deportazioni di massa, Etty Hillesum, ebrea e destinata a trovare la morte ad Auschwitz, narra con lucidità la sua avventura di liberazione spirituale e la conquista, attraverso le strettoie dell'occupazione nazista di una felicità che, ben lungi dal costituire una fuga dall'epoca, si traduce in arricchimento e forza vitale.

 Ai divieti imposti alla sua gente Etty risponde con una crescita incontenibile, in grado di dar forza e fiducia a chi le vive accanto; nelle sue pagine capaci di allegria, che nulla nascondono o addolciscono dell'orrore di quei giorni, la guerra e la storia esteriore affiorano gradualmente in funzione della tensione introspettiva, fino ad assumere un ruolo centrale come testimoni di riflesso della battaglia vittoriosa condotta da Etty Hillesum contro le loro forze.

Nel diario è anche la storia della creazione di un'opera d'arte - che non nascerà - di cui l'autrice, conscia del suo talento, si sa capace ed a cui si prepara rigorosamente ponendo attenzione ad ogni brano della vita sua ed altrui e indagando la sostanza e le possibilità della scrittura. Il libro tradotto con enorme successo in tutto il mondo, sta diventando per molti un oggetto di culto a scapito, forse, della sua peculiarità e del suo vigore letterario.

fonte e link

è un libro strano, ricco ,di una voce di donna che cerca se stessa e si confronta con le proprie emozioni
si parla del suo incontro con il fondatore della chirologia (lettura della mano) con una personalità magnetica
del loro entrare in contatto con la mente e con il corpo
si parla della sua ricerca di un equilibrio interiore che la porta a trovare il Dio dentro di sè
si parla della sua voglia di scrivere, per reinterpretare cio' che la circonda
e nel frattempo leggi la persecuzione verso gli ebrei che si sviluppa a partire da odiose piccole/grandi limitazioni
fino all'esito finale, anche per lei.
Un libro da leggere, perchè scritto con l'urgenza di essere il cuore pensante della baracca

scritto da alp

scritto da redazioneparnaso | 10:47 | commenti (1)

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categoria:letteratura straniera
 

Un enigma color porpora

di Fleischhauer Wolfram

Editore: Longanesi

Data di Pubblicazione: 2004

Collana: La Gaja scienza

Letteratura straniera



Un bel libro da leggere, un  romanzo che unisce l’attendibilità del saggio storico al fascino  dell’’interpretazione romanzata di un quadro molto  enigmatico, allusivo, sottilmente erotico, un po’ inquietante, persino morboso.

 È un quadro celebre, una delle glorie del Louvre e mi ha appassionato appunto  la sua ricostruzione storico-artistica.

Tutto  è incominciato con una visita dell’autore al Louvre e con la sua curiosità davanti a un dipinto della cosiddetta Scuola di Fontainebleau, in cui due donne nude, immerse per metà in una vasca da bagno, compiono misteriosi gesti simbolici; il titolo del quadro, “Gabrielle d’Estrées e una delle sue sorelle” indusse Fleischhauer a documentarsi su quella bellissima giovane di nome  Gabrielle d'Estrées, amante del re francese Enrico IV di Navarra, morta nel 1599 improvvisamente, incinta di 6 mesi,  fra atroci tormenti, pochi giorni prima del matrimonio con il sovrano, un matrimonio in verità osteggiato  osteggiato dalla corte, dal popolo…  un matrimonio che, a quanto dicono le fonti storiche, era decisamente inopportuno. 

Un bel libro da leggere, unromanzo che unisce l’attendibilità del saggio storico al fascinodell’’interpretazione romanzata di un quadro moltoenigmatico, allusivo, sottilmente erotico, un po’ inquietante, persino morboso.  

 Si trattò di morte naturale o di avvelenamento?

 Infatti erano subito corsi sospetti di avvelenamento, ma dove cercare il mandante? Tra i nemici del re oppure tra i suoi amici, convinti che le nozze l’avrebbero danneggiato politicamente ? O addirittura il re stesso avrebbe preferito liberarsi drasticamente dall’amante scomoda?
Come un detective a ritroso nel tempo, Fleischhauer ha setacciato le biblioteche di mezza Europa alla ricerca di epistolari, relazioni e documenti che facessero luce su questa morte misteriosa, finché si è imbattuto in un carteggio inedito dell’ambasciatore fiorentino a Parigi, di cui non si sapeva nulla, che gli ha aperto una pista plausibile. Dall’euforia per questa scoperta casuale è nato il libro.

Il quadro poi fa parte di una serie di quadri che riproducono con diverse varianti un unico soggetto: la Dama in rosso. Il punto comune a tutti è l'anonimato degli autori, uno degli elementi su cui poggia il loro indubbio fascino di cui il protagonista-autore, un disincantato professore di letteratura tedesca negli Stati Uniti intende appunto scoprire il segreto nascosto in quelle immagini dipinte. 

scritto da .....ella
scritto da redazioneparnaso | 10:30 | commenti

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categoria:letteratura straniera
 

Céline va in Russia, nel 1936, per spendere sul posto i guadagni che gli derivano dal Viaggio al termine della notte.

Va in Russia, e di ritorno scrive Mea Culpa.

La solita scrittura céliniana, quasi orale, che nelle parti più belle ci fa dimenticare di essere di fronte a un testo scritto.
Il pamphlet appare, a prima lettura, come un atto d'accusa al sistema sovietico. E così è, o meglio, anche così è. Sarebbe infatti riduttivo considerare Mea Culpa solo come un manifesto antisovietico.
La manciata di pagine che Céline scrive sono molto, molto di più. Innanzi tutto è importantissimo il titolo: Céline attacca, distrugge e devasta il nuovo sistema che è nato dalla rivoluzione d'ottobre, ma lo fa con quel titolo, lo fa dicendo "mea culpa".
Non si sa se lo scrittore francese abbia avuto simpatie comuniste o socialiste, ma è facile pensare che sia partito verso Mosca e Leningrado mettendo da parte il suo pessimismo di fondo, sperando di trovare in Russia qualcosa di diverso, qualcosa di migliore da ciò che aveva visto prima con i suoi occhi, e cioè i campi della prima guerra mondiali, l'Africa vista con gli occhi del colonizzatore più povero dei colonizzati, il sistema industriale americano di stampo fordista, la squallida periferia parigina fatta di fame e aborti clandestini.
Forse Céline ha messo da parte tutto ciò, e ha sperato per un attimo in qualcosa di migliore. Ma la Russia, anche la Russia sovietica, è uguale a tutto il resto del mondo, e così l'accusa al mondo socialista, all'uomo nuovo, è solo un pretesto per prendersela con tutta l'umanità.
Il pamphlet céliniano ricorda i Viaggi di Gulliver, soprattutto le pagine più crude dei capitoli finali. Il nuovo uomo post-rivoluzionario non ne esce per nulla bene, così come non fa bella figura il suo rivale, uomo borghese e capitalista.
L'uomo è uomo sotto ogni tipo di regime: avido, meschino, invidioso, violento, pronto a dominare i suoi simili ogni qualvolta se ne presenti l'occasione. Ma forse Céline se la prende soprattutto con il mondo sovietico, perchè la propaganda bolscevica non fa che indorare la pillola, cioè giustificare con belle parole e nobili sentimenti ciò che altro non è se non il solito millenario sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

 Questa la "culpa" di Céline, quella di aver creduto per un attimo che un mondo migliore fosse possibile.

Tutto quanto aiuta a fuorviare la massa abbruttita è benvenuto. Quando i trucchi non bastano più, quando il sistema salta in aria, allora mano al manganello! alla mitragliatrice! a tutta la confetteria!... Si tira fuori tutto l'arsenale, al momento giusto! con il bell'ottimismo delle risoluzioni estreme! Massacri a miriadi, non c'è guerra dal Diluvio in poi che non abbia avuto per musica l'Ottimismo... Tutti gli assassini vedono rosa nel futuro, fa parte del mestiere. Così sia.

(L.F. Céline - MEA CULPA - Guanda - pag. 32)

scritto da seipollici
scritto da redazioneparnaso | 09:59 | commenti

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categoria:letteratura straniera
 

            “…Ognuno di noi ha la propria no man’s land,
in cui è totale padrone di se stesso. C’è una vita a tutti visibile, e ce n’è un’altra che appartiene solo a noi, di cui nessuno sa nulla […] L’uomo di tanto in tanto sfugge a qualsiasi controllo, vive nella libertà e nel mistero, da solo o in compagnia di qualcuno, anche soltanto un’ora al giorno o una sera alla settimana, un giorno al mese […] Queste ore possono essere felicità, necessità, abitudine, ma sono comunque sempre indispensabili per raddrizzare la “linea generale” dell’esistenza. Se un uomo non usufruisce di questo suo diritto o ne viene privato da circostanze esterne, un bel giorno scoprirà con stupore che nella vita non si è mai incontrato con se stesso e c’è qualcosa di malinconico in questo pensiero […]”

             “In questa no man’s land  dove l’uomo vive nella libertà e nel mistero, possono accadere strane cose, si possono incontrare altri esseri simili, si può leggere e capire un libro con particolare intensità o ascoltare musica in modo anch’esso inconsueto oppure nel silenzio e nella solitudine può nascere il pensiero che in seguito ti cambierà la vita, che porterà alla rovina o alla salvezza […]”

             da “Il giunco mormorante” di Nina Berberova, Ed. Adelphi, €6.00

Un racconto scritto in modo bruciante, come per cauterizzare una ferita  aperta,
scritto con la lucidità di chi ricorda il prima e il poi, quando il durante era negato.
Una donna, un uomo, i giochi di potere di un'altra donna, e il territorio che non si puo vendere.
Da leggere. Grazie del regalo.

 

Nina Berberova nasce a Pietroburgo nel 1901.
Negli anni venti emigra in Francia dove rimane per circa 25 anni e nel 1950 si trasferisce negli Stati Uniti.
Il suo primo romanzo è Il male nero del 1989 al quale seguono altri incentrati sull'introspezione e la conservazione dei valori.
Nina Berberova diventa popolare per i suoi romanzi solo in tarda età. Muore a Phaladelphia nel 1993.
 
Bibliografia:

Il male nero    1989
Il caso Kravcenko    1990
Il ragazzo di vetro    1993
Cajkovskij    1993
Felicità    1994 postumo
Le signore di Pietroburgo    1996 postumo
L'accompagnatrice
Il giunco mormorante
 

 

 

 scritto da alp

scritto da redazioneparnaso | 09:24 | commenti

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categoria:letteratura straniera
 

The Catcher in the Rye

Il diciassettenne Holden Caufield è un adolescente ribelle che poco prima di un Natale dei primi anni '50 viene espulso dall'Istituto Pencey, college della Pennsylvania.
Il giovane, senza dire nulla ai genitori, ne approfitta per intraprendere la sua piccola avventura nella Grande Mela dove inizia a vagare tra locali e stamberghe in cerca delle emozioni del mondo adulto e, in fondo, della sua stessa maturità che sente vicina e della quale tutto sommato ha paura.
Holden è sì un giovane coraggioso e ribelle, ma in fondo è soprattutto un bravo ragazzo che vuole soltanto realizzare un suo piccolo sogno di libertà prima di fare rientro a casa. Durante questa breve esperienza Holden rimpiange quella sua "infanzia schifa" che progressivamente si vede sfuggire di mano; teme l'approssimarsi dell'età adulta che percepisce fatta di falsità ed apparenza e critica rabbiosamente la società americana che è così distante dal suo modo fatto di amicizie, affetti e sincerità.
Sono passati cinquant'anni da quando è stato scritto, ma continuiamo a vederlo, Holden Caufield, con quell'aria scocciata, insofferente alle ipocrisie e al conformismo, lui e la sua "infanzia schifa" e le "cose da matti che gli sono capitate sotto Natale", dal giorno in cui lasciò l'Istituto Pencey con una bocciatura in tasca e nessuna voglia di farlo sapere ai suoi. La trama è tutta qui, narrata da quella voce spiccia e senza fronzoli. Ma sono i suoi pensieri, il suo umore rabbioso, ad andare in scena. Perché è arrabbiato Holden? Poiché non lo si sa con precisione, ognuno ha potuto leggervi la propria rabbia e assumere il protagonista ad "exemplum vitae". Leggete questo libro diverrà sicuramente il vostro preferito.

Recensione tratta da Max Online

(...)Aveva un gran naso e le unghie tutte mangiucchiate a sangue, e portava quei dannati reggipetti imbottiti che stanno sempre in posizione di sparo (...)
(...) Ad ogni modo, era dicembre e tutto quanto, e l'aria era fredda come i capezzoli di una strega (...)

(...) se me ne restavo lì, era perché cercavo di provare il senso di una specie di addio. (...) che l'addio sia triste o brutto non me ne importa niente, ma quando lascio un posto mi piace saperlo, che lo sto lasciando. Se no, ti senti ancora peggio. (...)

(...) Era carina, mentre fumava. Aspirava e tutto quanto, ma non divorava il fumo come fanno quasi tutte le donne della sua età. Aveva fascino a strabenedire. E sex-appeal a strabenedire, anche, se proprio volete saperlo. (...)


Queste sono alcune delle frasi che ho sottolineato leggendo Il giovane Holden di J. D. Salinger. Un libro che mi ha sorpreso prima, catturato ed entusiasmato poi. All'inizio, questa prosa un po' "violentata", con ripetizioni, forme gergali e colloquiali da giovane arrabbiato, mi ha quasi infastidito, per poi divertirmi e lasciarmi anche un sottile amaro in bocca. Holden Caulfield è un giovane adolescente negli anni cinquanta, arrabbiato contro il mondo che lo circonda, e con una rabbia fortissima, nauseato per "la sua vita schifa"... contro chi o cosa sia arrabbiato e nauseato, non si capisce, e non lo si capirà nemmeno alla fine del libro. Forse per questo motivo, in tanti giovani ancora oggi si riconoscono in lui, che è comunque un personaggio ancora attualissimo, contemporaneo, sebbene il libro sia ambientato negli anni cinquanta. Su moltissimi blog di adolescenti ne vedevo riportare frasi o addirittura alcuni nicknames o titoli a lui dedicati, giovani arrabbiati che si identificano con il protagonista. Ho provato sensazioni e pensieri in contrasto fra loro, tenerezza, simpatia, solidarietà, ma mai compassione e/o disapprovazione nei confronti di questo giovane che scappa dal collegio e per due giorni e due notti si avventura solo in una New York fumosa e stanca, popolata da loschi figuri, prostitute o semplici perditempo.

Mi ha appassionato, e lo stile nuovo e particolarissimo mi ha incuriosito e avvinto. Un libro che consiglio. Una lettura interessante e avvincente.

Queste invece sono le impressioni di Ipanema

scritto da Ipanema
scritto da redazioneparnaso | 08:39 | commenti

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categoria:letteratura italiana
 
Ventennale dell’assassinio di Ezio Tarantelli
 
Contro chi
La primavera spezzata di Ezio Tarantelli
di Marco Maria Sambo
 
Castelvecchi Edizioni
Collana: Le Navi
Pagine:160  € 12,00
Uscita: 25 marzo 2005
 
Marco Sambo racconta in prima persona i giorni dell¹attentato delle Brigate Rosse contro suo zio Ezio Tarantelli, professore universitario e studioso del mercato del lavoro.
Tarantelli fu ucciso il 27 marzo 1985, quando Marco era ancora un bambino, e il libro intreccia il ricordo di attimi di vita familiare con la convulsione e l¹angoscia che pervase tutta la società italiana. Il dolore di una famiglia diviene così il simbolo di un¹intera vicenda nazionale.
Oggi Marco ha la stessa età dei giovani che hanno compiuto, in anni più recenti, gli attentati mortali contro D’Antona e Biagi. E ha deciso di prendere la parola, non solo per un omaggio alla figura di Tarantelli, ma per proporre una testimonianza, per piegare le emozioni e lo strazio alla disciplina della coscienza, della memoria, della scrittura.
 

Marco Maria Sambo (Roma, 1975) ha svolto studi classici e di architettura. Per la Castelvecchi ha pubblicato Labirinti. Da Cnosso ai videogames (2004). È figlio di Maria Cristina Tarantelli, sorella di Ezio.

scritto da .....ella
scritto da redazioneparnaso | 08:19 | commenti

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categoria:letteratura straniera
 
Copertina

Denis Guedj

IL TEOREMA DEL PAPPAGALLO

traduzione di Lidia Perria, Longanesi & C., 2000

La protagonista di questo romanzo è la matematica e, a mio avviso, la vicenda ha inizio nel momento in cui il signor Ruche (un libraio disabile di ottantaquattr’anni, in pensione, che compirà e festeggerà, infine, l’ottantacinquesimo anno!) riceve una lettera, proveniente da Manaus, con la quale l’amico, e coetaneo, Elgar Grosrouvre lo avvisa di avergli spedito un carico di libri specificando, tra l’altro, quanto segue: “…Nelle casse che riceverai tra poco si trova quello che ai miei occhi costituisce il meglio del sapere matematico di tutti i tempi. C’è tutto. Non ho dubbi sul fatto che sia la collezione privata più completa di opere matematiche mai esistita al mondo…”  

 

Scoprirete in quale modo il pappagallo Nofutur abbia un ruolo importante in questo romanzo e apprezzerete la storia della matematica, presentata in modo semplice e chiaro. Non mancano le curiosità, riguardanti, ad esempio, la ricerca delle coppie di numeri amicabili e di numeri primi gemelli.   Due numeri si dicono amicabili se la somma dei divisori di ciascuno di essi, escluso il numero stesso, è uguale all'altro. I Greci conoscevano soltanto la coppia  (220 e 284) di numeri amicabili. I matematici arabi, ne scoprirono altre: “al-Farisi scoprì la coppia (17.296 e 18.416), nota col nome di <<coppia di Fermat>>, perché Fermat l’ha riscoperta parecchi secoli più tardi. Al-Yazdi scoprì la coppia (9.363.584 e 9.437.056), conosciuta sotto il nome di <<coppia di Cartesio>>, perché Cartesio l’ha riscoperta alcuni secoli dopo.”  Due numeri primi si definiscono gemelli se sono vicinissimi l’uno all’altro, vale a dire che la loro differenza è pari a due. “Per esempio, sono gemelli 17 e 19 e anche…1.000.000.000.061 e 1.000.000.000.063. Domanda: esiste un numero infinito di numeri primi gemelli? Ebbene, ancora non si sa. L’unica certezza è che sono estremamente rari…” (recensione presa da: Bibliografia Matematica)

Il libro l'ho letto e mi è piaciuto molto. Un libro che ti riconcilia con la matematica, se non l'hai mai digerita, o che te ne fa innamorare di nuovo, se il tuo spirito è sempre stato "aritmetico". E non solo. Perchè dentro c'è avventura, la foresta Amazzonica, Parigi e un gruppetto di ragazzini niente male, in fatto di intelligenza e QI... insomma, un libro fresco, leggero che informa e istruisce divertendo. E per tutte le età. Lo consiglio vivamente!

scritto da Ipanema
scritto da redazioneparnaso | 08:03 | commenti (1)

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categoria:letteratura straniera
 
 LA FAVOLOSA ESISTENZA
DI UNA FEMME FATALE
LADY HAMILTON

 L’abile penna di Gilbert Sinoué, già autore del Ragazzo di Bruges, questa volta ci regala un affascinante ritratto della mitica Lady Hamilton, nell’omonima biografia romanzata (titolo originale, L’Ambassadrice) che Neri Pozza porta in Italia per noi, tradotta con impegno brillante da Giuliano Corà. Chi avrebbe mai potuto prevedere che una ragazza di umilissime origini, nata in un oscuro angolo di Inghilterra, ex venditrice di carbone, bambinaia e – appena sedicenne – ragazza madre, sarebbe giunta agli apici della scala sociale, sposando addirittura lord William Hamilton, Ambasciatore di Sua Maestà nel Regno di Napoli, riverita e temuta a corte come confidente della Regina Maria Carolina; infine amante dell’eroe Orazio Nelson? Sembrerebbe una favola, addirittura una trama già predisposta per un romanzo, invece è realtà storica che Sinoué sa bene intessere con la sua inventiva di scrittore, creando un affresco che intriga l’interesse del lettore. Certo, buona parte del fortunato climax di Emily Lyon, poi lady Hamilton, quindi adorata amante del grande Nelson è dovuto alla sua mitica bellezza se quattordicenne «è più che bella, è magnifica (…) L’ovale del suo volto, incorniciato da folti capelli castano-dorati, sfiora la perfezione. La bocca dalle labbra vermiglie accenna un sorriso in cui la seduzione si mescola all’ingenuità. Gli occhi sono di un blu profondo, iridati di riflessi viola. Nel fremito delle labbra socchiuse si intuisce tutta la sensualità del mondo…» Ma non solo la sua rara avvenenza ha concorso alla sua folgorante ascesa. Emma era dotata di capacità artistiche: cantava con voce d’angelo e recitava e le sue capacità mimiche (i suoi «atteggiamenti») sono rimasti famosi. Il fior fiore dei pittori del suo tempo si sono contesi l’onore di eternarla in ritratto. Fra costoro: Reynolds (di cui, proprio in questi giorni, si può ammirare l’opera nella mostra ferrarese) e Romney, platonicamente innamorato della giovane seduttrice, di cui in copertina della biografia, splende il delizioso Circe, uno dei tanti elogi della bellezza di Emma, attualmente conservato nella Tate Gallery di Londra. La scalata della nostra eroina non è certo stata una corsa senza intoppi. Umiliazioni iniziali non le sono certo state evitate. Madre clandestina di una figlia (Little Emma) senza padre, respinta dal suo protettore Greville che tanto aveva amato. Dall’incontro con lord Hamilton inizia il suo momento di fulgida fortuna sociale, politica e personale. Adorata dal nobile ambasciatore, troverà tutte le porte aperte al suo passaggio, a tal punto amata dal suo generoso marito, da tollerare, anzi favorire il suo incontro col giovane capitano Orazio Nelson, entrato nella rada di Napoli, un mattino del 1973 a bordo dell’Agamennone. William, Emma ed Orazio formeranno un chiacchieratissimo “terzetto”. Ma che importa? Quello che conta agli occhi dei suoi uomini sarà la felicità di questa ammaliatrice sensualissima , generosa in tutti i sensi e scialacquatrice di fortune. Emma non aveva misura. Emma cavalcava la gloria. Struggenti e teatrali le pagine della vittoriosa battaglia di Trafalgar e della morte di Nelson che fu rimpatriato dentro una grande botte di brandy, per la conservazione delle sue spoglie mortali. Chi avesse visitato il londinese Museo delle Cere, ritroverebbe il clima guerriero, tra spari e clangore di guerra, così ben descritto dall’autore. Dopo tanta gloria, adeguata caduta per la nostra femme fatale e per  Horatia la piccola nata da quel grande amore. Non si trovano più i documenti in cui Nelson si era premurato di garantire il futuro di figlia e amante . Lo Stato garantisce solo Fanny, la moglie legale e i parenti di Nelson. Emma, rifugiatasi in Francia, chiuderà i suoi miseri ultimi giorni a Calais. Nei registri della città si potrà leggere: «A.D. 1815, dame Emma Lyon, dell’età di cinquantun anni, nata nel Lanchashire in Inghilterra, domiciliata a Calais, figlia di Henry Lyon e di Marie Kidd, vedova di William Hamilton, è deceduta il 15 gennaio, all’una del pomeriggio nel domicilio del signor Damy, in rue Française».entro la sintetica aridità di questo documento, possiamo leggere la piccola fine di una grande  favola. (g.g. 

Gilbert Sinoué Lady Hamilton Neri Pozza pp.335 € 16,50
 
scritto da Gardenia
scritto da redazioneparnaso | 07:43 | commenti

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categoria:letteratura straniera
 

Michel Faber  

Il petalo cremisi e il bianco 

Edizione Einaudi, Torino, 2003, Tascabili Stile libero 1168 , pagg. 990


Originale: The Crimson Petal and the White [2002]
Traduzione: Elena Dal Pra, Monica Pareschi
Lettore Elisabetta Cavalli, 2004
Classe narrativa olandese , narrativa neerlandese
 



(Un  petalo rosa, qualche volta rosa shocking)  
 

 

 Il petalo cremisi e il bianco, è stato pubblicato nel 2002 in Inghilterra e tradotto poi per 22 paesi,  divendendo un best seller internazionale, un vero e proprio fenomeno di costume che ha suscitato un rinnovato interesse per l’epoca vittoriana. 


Anche secondo me Faber è un eccellente narratore e, leggendo,  si ha proprio la sensazione di essere lì, ad osservare ogni personaggio come un'ombra, immersi nell’atmosfera particolare di un romanzo vittoriano, articolato, pluristratificato, spesso a più trame,  ambientato nella Londra di fine ottocento,  precisamente nell’East di Londra del 1875.
 

E’ un romanzo  iperdescrittivo, consigliato vivamente a chi non si annoia a leggere lunghe narrazioni,  esteriori ed interiori, anche  perché è carico di piccole citazioni d'epoca, di minuziose descrizioni storico-sociali e di sottoimmagini  della Londra vittoriana che si rinnovano attraverso il racconto delle vicende dei protagonisti, di cui conosceremo  le azioni ma soprattutto il carattere, le emozioni, i pensieri e rivivendo
paesaggi, luoghi, ambienti, sia della Londra dei derelitti, che di quella benestante.
 

Si percepiscono gli umori e le passioni… e sembra quasi di sentire i rumori e gli odori: 

Dalla puzza di pipì della camera di Caroline, all’odore melenso del saponificio Rackman,
dal profumo selvaggio degli umori di Sugar al tanfo di chiuso della stanza di Agnes…
pare davvero di sentirli, gli odori... e i suoni:
gonnw di crinolina che scrocchiano, cani che latrano, il vociare della gente e  dei  venditori ambulanti di Church Lane, la voce orrenda si Mrs Castaway e il trillo soave di Agnes…

sniff... sniff...
il lezzo che proviene dal lastricato  sudicio di immonde schifezze…”

La trama è sì fitta ma ben lavorata e permette una lettura scorrevole e non faticosa.
All’inizio del libro, lo scrittore, rivolgendosi direttamente al lettore, 
lo chiama a seguirlo lungo una storia
lunga  oltre 900 pagine… ma travolgente quasi come la sceneggiatura di un film.

Faber ti guida nella Londra dell'800 ti  sembra camminare con lui nei vicoli, ti fa sentire gli odori, ti  vedere come la gente è vestita, cosa mangia...  

 

 Sugar, la prostituta diciannovenne , figlia della tenutaria di un bordello e iniziata giovanissima da sua madre alla prostituzione, è uno dei protagonisti principali del libro.
E’ una ragazza screpolata, perché ha l’ittiosi, una malattia che le  inaridisce la pelle ma  che le conferisce però un fascino tutto particolare. E un intellettuale, che tra un cliente e l’altro che è costretta a “ricevere” nel bordello di Mrs Castaway, sua madre, scrive un romanzo ad episodi: in ogni capitolo c’è lei che, con torture tremende, sevizia e uccide il personaggio maschile di turno.
La sua frase blasfema preferita é: Sia stramaledetto Dio e tutte le Sue schifose creature. 
 

Ad un certo punto del racconto Sugar incontra  William Rackham e da quel momento in poi lei cerca di girare e di sfruttare ogni cosa e persona a suo vantaggio, mettendo in atto le sue doti, non solo fisiche ma anche intellettuali,  alla ricerca, un pò ingenua, di un riscatto sociale  materiale e morale.

 William Rackham è un uomo che dentro di se credeva di essere uno scrittore rivoluzionario  ma che altro non è che  uno stupido profumiere disposto a segregare le donne che non conosce e che mai  conoscerà (ad esempio Sugar, la sua prostituta personale; Agnes, la sua “strana” e complicata moglie; Sophie, la sua bambina, che cresce nei recessi della sua casa, ignorata dai suoi stessi  genitori...)
E’ un medio borghese, un navigato puttaniere ozioso, che ha fatto un matrimonio adeguato alla morale puritana del tempo  e al suo livello sociale e  che “compra” Sugar” dal bordello in cui vive e la rende sua prostituta personale.
(I sentimenti che Wlliam nutre verso Sugar, non si possono definire d'amore: egli la vuole come suo esclusivo privilegio sessuale, relegandola in un angolo dove non venga mai compromesso il mondo delle apparenze, in cui è di primaria importanza il giudizio degli altri, quel che pensa la gente… un tipico  rappresentante della ricca borghesia ed espressione dell’uomo padrone che sfoga nel rapporto con l’amante la sua prepotente passione erotica e il suo egoistico desiderio di potere).

  William ha una moglie, Agnes, ingenua e malata, una folle presunta (ha un cancro al cervello, non diagnosticato, che le causa incubi e visioni di angeli) ed è  relegata ai margini della società misogina di quel tempo.
E’ una moglie-bambina curata, per modo di dire,  da un un saccente dottore troppo certo di conoscere le isterie femminili ma che è capace solo di salassare, con le sanguisuge, la sua paziente mentre  cerca con le dita il suo utero che non è ma inel giusto posto... secondo lui.


 William ha un fratello, molto religioso,  Henry, che vive sulla propria pelle i sensi di colpa del più autentico puritanesimo vittoriano per i pruriti della carne. 

 

 Nel variegato mosaico non manca infine l’incarnazione delle istanze femministe e di rinnovamento sociale nate in questo preciso ambito storico: si tratta della combattiva Mrs. Emmeline Fox,  una vedova benefattrice refrattaria alla vita mondana che si propone di sottrarre, con il gruppo delle sue amiche dell’esercito della salvezza, le prostitute dalla  loro dolorosa esistenza.

 

 Emmeline Fox e Henry , che si conoscono e si piacciono molto, non consumeranno mai però  la loro passione, se non nella morte e nella fantasia, laciando il lettore sospeso tra la tenerezza e il biasimo delle conseguenze puritane delle loro azioni..

Sebbene scritto da un uomo, il romanzo assume un tono femminista:
Potrebbe essere  un libro sul coraggio femminile e sulla solidarietà tra donne, che va al di là delle classi sociali, della pazzia, della gelosia e dell'orgoglio. (Sugar  riscatta se stessa, diventa l’angelo custode di Agnes e infine  quasi una mamma per sua figlia Sophie, liberandole dalla gabbia dorata del perbenismo che schiaccia sia la malattia che il bisogno di amore)
 

Potrebbe anche essere un libro sull'inettitudine maschile, sull'incapacità di amare una figlia, una moglie, un'amante, un'amica.

E' un libro che ci regala alcune figure indimenticabili di donne: non solo Sugar, appunto,  ma anche Agnes e Mrs Fox.

...

 

Alla fine del libro Sugar, che aveva pensato di riscattare la sua vita divendendo dapprima la prostituta personale di William, credendo poi di diventare per lui una compagna a cui confidare tutte le proprie emozioni e illudendosi di  di essere ricambiata,  sperando di essere una stata una scaltra, abile e indispensabile consigliera per i suoi affari di profumiere, contando  di aver dribblato tutte le etichette che bisognava rispettare nella borghesia dell’ epoca, evolvendosi sino a diventare  l’istitutrice di sua figlia Sophie (che aveva cominciato ad amare di un amore sincero) ...

Alla fine del libro Sugar, che aveva pensato di riscattare la sua vita divendendo dapprima la prostituta personale di William, credendo poi di diventare per lui una compagna a cui confidare tutte le proprie emozioni e illudendosi di  di essere ricambiata,  sperando di essere una stata una scaltra, abile e indispensabile consigliera per i suoi affari di profumiere, contando  di aver dribblato tutte le etichette che bisognava rispettare nella borghesia dell’ epoca, evolvendosi sino a diventare  l’istitutrice di sua figlia Sophie (che aveva cominciato ad amare di un amore sincero) ...

 Ovviamente tacerò sul suo gesto finale, per non togliere il gusto della lettura a chi non ha ancora letto il libro.

Anche se, secondo me, non si tratta di un finale vero e proprio ma solo di un’interruzione del racconto dovuto principalmente  “a sopraggiunti limiti di tempo e di spazio opportuni ad un libro”. :) 


Insomma, si ha la sensazione  di un congedo repentino, si ha il presentimento che la storia di Sugar continui in un altro libro, che magari ora non riusciamo  a trovare perché non ne conosciamo ancora  il titolo… 
Infatti  l’autore, dopo aver trascorso insieme tanto tempo insieme a noi, ci dice alla fine del petalo cremisi, un po’ frettolosamente ,
“ma adesso devo proprio andare”


scritto da .....ella
scritto da redazioneparnaso | 07:11 | commenti

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