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sabato, 29 gennaio 2005 categoria:letteratura straniera
Isabelle Allende Ma quanto vive l'uomo? Questa domande di Neruda sono l'epigrafe introduttiva del primo romanzo della scrittrice sudamericana Isabel Allende pubblicato nel 1982, scritto da .....ella
categoria:letteratura italiana
scritto da FilippoDavoli
categoria:letteratura straniera
Jean-Claude Izzo Il sole dei morenti Editrice E/O Collana "Dal mondo", 239 pp., 2000, € 14,50 Il romanzo è la storia di un uomo sfortunato, un giovane sereno, innamorato della moglie, felice di avere un bambino, un lavoro, una casa. Poi la moglie lo lascia, lui perde il lavoro, la casa, finisce sulla strada, diventa quello che chiamiamo un barbone. Ma dietro continua a vivere un uomo. E questo uomo, questo barbone, prova, in un ultimo slancio vitale, a lasciare la Parigi del freddo, dei metrò, dell'alcolismo, della solitudine, per raggiungere Marsiglia, il sole, il mare, la città dove aveva scoperto l'amore. "Il sole dei morenti" è la storia di un viaggio e di una vita. Ha una musica dolente, si legge d'un fiato, e dovete conoscere Izzo.. io ho tutti i suoi libri.. scritto da alp domenica, 16 gennaio 2005 categoria:letteratura straniera Uno dei videoclip musicali più belli che ho visto negli ultimi anni è sicuramente quello di The scientist dei Coldplay (tratto dall’album A Rush of Blood to the Head, 2004). Il pezzo è decisamente pregevole e le immagini ne sono l’ideale completamento. Molti di voi sapranno già di cosa sto parlando. All’inizio del video si ha un primo piano di Chris Martin, il cantante del gruppo; il campo si allarga e scopriamo ch’è steso su una stuoia. Quando comincia a muoversi ci rendiamo conto che c’è qualcosa di strano: lo vediamo scavalcare un muro all’indietro, per poi allontanarsi camminando a ritroso, come un granchio. La vicenda ci viene infatti raccontata all’indietro, come se riavvolgessimo il nastro di una VHS. Il cantante continua la sua passeggiata di spalle e si infila in un bosco, per poi uscirne e risalire su un’auto accartocciata, immobile in mezzo al prato. A terra c’è un corpo esanime. Le foglie tremolano attorno al corpo fino a che questi si solleva in aria, quasi per magia. E’ il corpo della compagna del cantante. Attraverso una fitta pioggia di vetri che si rinsaldano a formare il cristallo frontale, la donna passa dall’esterno all’interno dell’auto, per riprendere posto accanto a Chris Martin. Poi l’auto risale un pendio, capovolgendosi più volte su se stessa; nel suo passaggio rimette in ordine una staccionata, devia la sua traiettoria per non scontrarsi frontalmente con un camion e riprende la sua corsa all’indietro sulla carreggiata. Il video termina con i due che scherzano tranquilli sulle note di chiusura del brano, mentre Martin dice: I’m going back to the start.
Non c’è niente di retorico o di ovvio nei pensieri che ci affollano la mente, dopo aver visto il video. L’effetto drammatico è forte e colpisce nel segno; di fronte a un evento tanto improvviso quanto inevitabile, chi di noi, qualora disponga ancora di consapevolezza – e nel video l’uomo sopravvive alla presumibile morte della compagna – non desidererebbe gli fosse offerta una seconda possibilità? Tornare all’inizio, applicare un metodo scientifico per contrastare l’incontrovertibilità di eventi che sfuggono ai nostri piani e ai nostri calcoli più complessi ed elaborati. Dal video al libro. La costruzione narrativa di The scientist deve molto alla tecnica adottata da Martin Amis in La freccia del tempo (Mondadori 1993, pagg. 171). Il romanzo ci racconta la storia di una intera vita, quella di Tod Friendly, procedendo a ritroso dal letto di morte – e perciò dal passaggio dalla morte all vita – fino al momento del suo concepimento. Non so se mi sento di consigliarvi “caldamente” una lettura di questo genere; prima di tutto è un’esperienza spiazzante (per quanto coinvolgente) e di primo acchito ci si impiglia sull’esercizio di stile. Il nastro si riavvolge e si vedono gli spazzini ridistribuire i sacchi della spazzatura nei giardini delle abitazioni o negli angoli delle strade, e il protagonista raccogliere i capelli dal lavandino per ripettinarseli in testa. Le pagine scorrono e il senso di inquietudine diventa più marcato, superando l’iniziale meraviglia di quel mondo capovolto. Una vita che scorre a ritroso non è meno grondante di sofferenza e scopriamo che ringiovanendo, il nostro americano Tod Friendly ritorna in Europa, e precisamente in Germania, – allora aveva un nome fittizio! – dove lo ritroviamo nei panni di un medico di Auschwitz. Tutto è filtrato dal suo punto di vista; l’umbratile stato d’animo della vecchiaia si tramuta nella fiera consapevolezza di azioni che cambieranno le sorti della storia. La vicenda raggiunge il suo culmine con l’irrompere della violenza nazista, ma anche la prospettiva morale appare stravolta. La distruzione vista al contrario è creazione: dal fumo dei forni i corpi vivi degli ebrei vengono rispediti a casa per ripopolare scritto da cigale
categoria:poesia, letteratura italiana Il signor G.
Ricordando Giorgio Gaber
Secondo testo, il volume uattro lunghi scritti densi di emozioni e di piccoli preziosi particolari che aiutano a ricostruire l’intero cammino di una figura che ha saputo riprodurre davvero la realtà del nostro tempo e dei nostri piccoli e privati microcosmi. Una lucida analisi di noi stessi espressa sul registro di una grande verve narrativa.
La nota bellissima canzone che dà titolo al libro contenuto nel cofanetto:
“La libertà non è star sopra un albero non è neanche avere un’opinione la libertà non è uno spazio libero libertà è partecipazione”.
scritto da 319
categoria:letteratura straniera Persuasione, l’ultimo romanzo finito di Jane Austen, venne pubblicato postumo nel 1818. Ci sono state varie discussioni sul fatto che il romanzo fosse davvero ultimato; la scrittrice era ormai molto malata e ci lavorava quando le forze glielo permettevano. Benché lo considerasse concluso, nel luglio del 1816, non si riteneva soddisfatta del finale; infatti, cambiò un intero capitolo con altri due, dove il presumibile happy ending risulta più gradevole e dinamico.
Persuasione non ha la vivacità di Orgoglio e pregiudizio, e neppure la verve scoppiettante di Emma, ma è probabilmente l’unico dei romanzi della celebre scrittrice – innumerevoli le trasposizioni televisive e cinematografiche dei suoi libri – in cui traspare una sua diversa e più problematica visione del mondo. Abbiamo una certa familiarità coi personaggi di Jane Austen: le sue eroine sono delle gentili donzelle in età da marito, appartenenti alla piccola nobiltà terriera. L’intreccio amoroso, sempre avvincente e ben connotato, si staglia su un fondale senza tempo, dimentico della Storia, la quale sembra decisamente preferire altre vie che non la placida campagna inglese. Le novità, in Persuasione, non sono poche. Innanzitutto, la storia d’amore c’è già stata e al lettore viene presentata Anne Elliot otto anni dopo, ventisettenne nubile, sensibile e intelligente ma sfiorita e immalinconita, che diverrà il nostro punto di vista lungo l’evolversi vicenda. A diciannove anni Anne, allora graziosa e nel pieno rigoglio della giovinezza, era stata persuasa dall’amica di famiglia a rifiutare il giovane di cui era innamorata, il capitano di fregata Frederick Wentworth, bello e appassionato ma senza proprietà. Avrebbe forse potuto ribellarsi al parere del padre, l’ottuso e vanitoso sir Walter, ma come contrastare la volontà di una persona che si ama e rispetta come l’amica Lady Russel? Il romanzo prende l’avvio nell’estate del 1814, quando gli ufficiali della Marina Britannica tornano a casa col loro bottino di guerra. Wentworth, manco a dirlo, sbarca arricchito e più che mai intenzionato a prender moglie. Essendo egli il fratello della moglie dell’ammiraglio Croft, nuovo inquilino di Kellynch-hall, – la proprietà che gli Elliot hanno dovuto controvoglia affittare per problemi di denaro – il capitano tornerà a gravitare nella piccola società in cui vive Anne, con la quale non può che dimostrarsi risentito e ferito nell’orgoglio. Nonostante una certa prevedibilità – secondo certi canoni dei romanzi dell’epoca – è interessante seguire le variazioni e complicazioni della storia che la Austen ha in serbo per noi. Nella prima parte del romanzo facciamo conoscenza con la famiglia della protagonista; oltre a sir Walter, la povera Anne si dovrà guardare le spalle dalle sorelle, la vanesia Elizabeth e l’ipocondriaca e perfida Mary, sposata al mediocre Charles Musgrove. C’è anche qui il raffinato catalogo dei riti e dei formalismi della piccola nobiltà inglese, coi suoi titoli, i suoi possedimenti, le relazioni d’interesse, volte esclusivamente al mantenimento del proprio rango. Le giovani sorelle Musgrove, spiritose e alla moda, si contenderanno per un po’ il bel marinaio; nella seconda parte del romanzo sarà invece Anne a difendersi dalle insidie del presunto erede di casa Elliot, Mr. William, prima che la situazione prenda una piega inaspettata per tutti i personaggi, tranne che per noi lettori. Lo scioglimento della vicenda avrà luogo a Bath, elegante città termale che ad Anne dà un senso di claustrofobia, ma che è ben delineata nella stratificazione sociale dei suoi quartieri alti e bassi e nella descrizione delle vie, dei suoi locali, sale da concerto e hall degli alberghi. La nudità della scrittura non toglie acutezza allo sguardo della Austen; i dialoghi sono fitti, di impianto teatrale e di godibile lettura. L’attenzione al dettaglio, anche naturalistico – splendida ed evocativa la descrizione di una passeggiata novembrina per la campagna inglese di un gruppetto di personaggi – e il tratteggio di una serie complessa e raffinata di caratteri di costume che non sfigurerebbero a fianco di Molière, permette alla scrittrice l’uso del registro graffiante dell’ironia, con una oggettività e precisione che rivelano tutto il suo talento. La novità del romanzo risiede anche nel contesto; la scelta di ambientarlo al termine delle guerre napoleoniche non è casuale: i combattenti sono guardati con molta attenzione dalla protagonista, che li contrappone ai riti e alla mentalità del suo del suo piccolo commonwealth. La gente di mare dimostra, a dispetto dell’opportunismo e dell’attaccamento al denaro e alla proprietà della gente di terra, uno stile di vita molto solidale, improntato all’amicizia, all’intimità, all’aiuto reciproco. La Austen sembra auspicare una piccola utopia sociale: ora, dopo la guerra, ci potrebbe essere un ricambio sociale e potrebbero essere proprio quegli ufficiali a occupare i posti di responsabilità e potere, con un nuovo codice etico e morale. A rendere interessante il personaggio di Anne è anche la sua estrema lucidità e consapevolezza, l’amore per la verità, il rifiuto dell’ipocrisia e dell’autoinganno. E’ una Anne matura quella che, con una sconcertante amarezza di fondo, non ripudia la decisione presa in giovinezza (se avesse agito diversamente avrebbe sofferto, nella sua coscienza) ma accoglie l’istanza di una dolorosa formazione che ne rafforza le convinzioni e la rende sicura nella scelta di abbracciare ciò che la vita ha in serbo per lei, la possibilità di rivivere una seconda giovinezza e un rinnovato amore per il suo capitano, che non esiterà a seguire in battaglia – il finale non lo spiega ma la vicenda si chiude nel febbraio del 1815, alle soglie della ripresa delle ostilità dopo che Napoleone è fuggito da Sant’Elena. Possiamo perciò immaginare che Wentworth sia stato richiamato alle armi e che Anne, com’era abitudine all’epoca, ne abbia seguito il destino a bordo di una di quelle navi che abbiamo visto solcare le onde in pellicole come Master & Commander. Jane Austen, Persuasione (i grandi libri Garzanti, pagg.262, Euro 7,50) |