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giovedì, 18 novembre 2004 categoria:letteratura straniera
MAX TIVOLI, L’UOMO NATO «DALLA FINE DELLA VITA» Non fa certo meraviglia leggere che Updike – recensendolo sul New Yorker – abbia definito «incantevole» il nuovo romanzo di Andrew Sean Greer, Le confessioni di Max Tivoli, che Adelphi porta in Italia per noi nella splendida traduzione di Elena Dal Pra. Non restiamo meravigliati – dicevamo – perché questo libro a noi sembra addirittura un capolavoro, rara avis nel mondo delle lettere, dove ci siamo imbattuti piuttosto spesso in libri buoni, ma raramente in eccellenti. Quella che ci propone l’autore americano trentatreenne è una vicenda più che strana, inverosimile a rigor di logica, ma resa normale dalla verità struggente di sentimenti forti ed universali, come quello dell’amore che riscalda la pagina in maniera ossessiva e disperata. Perché questa è soprattutto la storia di un’ossessione amorosa. Protagonista è Max, l’io narrante, nato settantenne nel 1871, consapevole quindi di dover chiudere i propri giorni nel 1941, vissuto con la sua data di morte crudelmente incisa sopra una catenella d’oro, come un’inesorabile sentenza. «C’è da spiegare un cadavere. – leggiamo nell’incipit delle Confessioni – Una donna amata tre volte. Un amico tradito. E un bambino cercato a lungo. Così comincerò dalla fine, dicendovi che siamo tutti il grande amore di qualcuno.» Abbandonato da un padre danese, arricchitosi a San Francisco (da cui riceverà poi, in età matura, un’insperata eredità), allevato da una nonna stravagante e da una madre raffinata – che gli imporrà la Regola: «Sii quello che gli altri credono che tu sia - questo bambino-mostro («è un Nisse!» esclamerà il padre, vedendolo alla nascita così vecchio e rugoso e pensando quindi alle creature mitiche, boschive della sua terra danese), vive all’indietro, con scarse gioie, venuto al mondo «dalla fine della vita.» Si ha l’impressione che una delle poche persone che lo abbia amato veramente sia stato Hughie, l’amico sempre pronto a confortarlo ed assecondarlo, in fine da lui tradito, perché Max, pur nella sua anormalità fisica, di invecchiare ringiovanendo, è il concentrato di pregi e difetti di tutta l’umanità, è «il mostro segreto» che vive in noi. L’amore per Alice Levy sarà la grande disgrazia del protagonista. Incontrata quattordicenne, graziosa adolescente, figlia di una vedova che non ha rinunciato alle gioie del sesso, lo farà invaghire senza scampo, alla maniera ineluttabile delle tragedie greche, dove non si poteva contrastare il fato più forte dell’uomo. Sono piene di estasiata grazia le righe dedicate alla descrizione di questa piccola lolita: «Vedevo la luna nella sua tazza di caffè, che si dibatteva come una falena. Poi la vidi chinarsi, la bocca raccolta in un bacio muto, e quando soffiò sulla superficie increspata per raffreddarla, vidi la luna esplodere.» La focosa Mrs. Levy sedurrà il ragazzo con l’aspetto di un cinquantenne e questa sarà la grande iattura di tutta la sua esistenza: le età invertite, apparire vecchio quando è un bebè e ragazzino quando, sessantenne, è costretto a trastulli da bambino, in un parco giochi della città. Accortasi del tradimento, la madre di Alice gli sottrarrà l’oggetto della sua passione. In sintesi: il vecchio-bambino, anche se ha vissuto la sua magia come una maledizione, non nega – nelle sue confessioni – di averla amata la vita, seppur breve e costellata di dolori. E questa ci sembra essere la centralità del romanzo.(g.g.)
scritto da Gardenia
categoria:letteratura italiana
La tragedia degli ARMENI. Un gruppo di donne indomabili e il loro amore per la vita. La scoperta di una nuova scrittrice italiana. In questo suo primo romanzo, Antonia Arslan attinge alle memorie familiari per raccontare la tragedia di un popolo “mite e fantasticante”, gli armeni, e la struggente nostalgia per una patria e una felicità perdute.
Yerwant ha lasciato, appena tredicenne, la casa paterna per studiare nel collegio armeno di Venezia. Ora, dopo quasi quarant’anni, sta ultimando i preparativi per il viaggio che lo ricondurrà alla Masseria delle Allodole, tra le colline dell’Anatolia, dove potrà finalmente riabbracciare i suoi cari. La notizia si diffonde nella cittadina natale, inebriata dai gelsomini in fiore e dai dolci preparati per la Pasqua, un’euforica frenesia che pervade lo scorrere quieto dei giorni. Giorni intessuti delle pigre partite a tric-trac nella farmacia del fratello Sempad, giorni colorati dai sogni d’amore delle sorelle, Azniv e Veron, e dalla festosa confusione dei bambini, su cui vigila la mamma Shushanig. Si sta organizzando la festa di benvenuto e tutti, parenti e amici, sono invitati a prendervi parte. La Masseria è rimessa a nuovo, per completare l’opera è stato perfino ordinato da Vienna un pianoforte a mezza coda. Ma siamo nel maggio del 1915. L’Italia è entrata in guerra e ha chiuso le frontiere mentre il partito dei Giovani Turchi insegue il mito di una Grande Turchia, in cui non c’è posto per le minoranze. Yerwant non verrà, e non ci sarà nessuna festa. Al suo posto, solo orrore e morte. È qui che comincia, per le donne armene della città, un’odissea segnata da marce forzate e campi di prigionia, fame e sete, umiliazioni e crudeltà. Nel loro cammino verso il nulla, madri figlie e sorelle si aggrappano disperatamente all’esistenza e tengono accesa la fiamma della speranza. Sarà grazie alla loro tenacia, al loro sacrificio e all’aiuto disinteressato di chi rifiuta di farsi complice della violenza che tre bambine e un “maschietto-vestito-da-donna”, dopo una serie di rocambolesche avventure, riusciranno a salvarsi e a raggiungere Yerwant in Italia. E sarà lui a garantire per loro un futuro e a custodire le “memorie oscure” che oggi la nipote Antonia ha trasfuso in un romanzo dolce e straziante come una fiaba. NOTE BIOGRAFICHE Fonte: http://www.rizzoli.rcslibri.it/rizzoli/popup/aprile04/1700144.htm scritto da harmonia
categoria:letteratura italiana
Eraldo Affinati, noto ai lettori soprattutto per Un teologo contro Hitler.. Sulle tracce di Dietrich Bonhoffer, abile penna nel condurre i lettori in viaggi non solo fra nazioni e diverse città, ancora una volta ci porta soprattutto dentro i percorsi dell’anima dei suoi protagonisti, col nuovo romanzo Secoli di gioventù. (Mondadori, pp.204, € 15,80). A presentarci l’ambiente e il clima iniziale della narrazione è proprio lui, l’io narrante, un professore romano, insegnante in una scuola di ragazzi emarginati, cosiddetti “difficili”, adolescenti allo sbando, cresciuti senza coerenza ideologica, nello strano mix di ideali che li fa essere un po’ no global e un po’ neonazisti, come spesso avviene quando la gioventù cresce come l’erba, senza l’appoggio di solide famiglie a confortarne la maturazione. («… adolescenti cresciuti nel vuoto degli affetti piombati – genitori simili a etichette sentimentali, famiglie consunte, passioni recise…»). Un giorno, a suffragare la leggenda metropolitana di soldati tedeschi, spariti nel nulla, quasi fossero stati inghiottiti dal suolo, un gruppetto degli scardinati allievi, capeggiato da Matteo Saluzzo – soprannominato Rosetta, a causa del suo aspetto grassottello («perché ha la faccia buona come la pagnottella romana: tonda, tozza, scorticata») -, un ragazzo bizzarro , ma pieno di calore umano, trova veramente nella Fossa di Ponte Pisano a Corviale i resti dei soldati tedeschi, e soprattutto i documenti di identità di un soldato della Wehrmacht, il luogotenente Mayer. Da qui nasce l’idea del viaggio del professore, diarista dei fatti, in compagnia di Rosetta, il suo affezionato allievo, dal colorito linguaggio, condito da espressioni gergali romanesche, che l’autore riporta fedelmente nella sua scrittura. Il viaggio sarà alla ricerca di Helmut, nipote del luogotenente Mayer, a sua volta spinto a ricostruire la verità sulla figura del nonno, fino all’amara scoperta non certo del ritrovamento di un eroe, ma di uno spietato aguzzino di inermi. Balziamo da Francoforte ad Amburgo, fino a Nuova Delhi e a Benares in compagnia del professore e del suo fedele allievo, in un pellegrinaggio denso di incontri umani, nel continuo sfondo dei paesaggi interiori che Affinati sa far vibrare, emozionandoci, nella pagina. Molto significativi i «Titoli di coda», in cui lo scrittore testualmente scrive: «Questo romanzo è liberamente ispirato a un episodio comparso nelle cronache giornalistiche romane di due anni fa. Nel giugno 1944, secondo le testimonianze di alcuni sopravvissuti, un’autocolonna della Wehrmacht, colpita dalle bombe alleate, restò sepolta con il suo carico di uomini e armi in una cava di sabbia tra la via Portuense e il bivio di via Ponte Pisano, dove nel dopoguerra fu edificato il quartiere di Corviale Nei primi giorni del febbraio del 2002, su richiesta della magistratura, alcuni reparti del Genio Pontieri avviarono l’opera di sbancamento delle pendici del colle. Le fasi di scavo delle gallerie sotterranee durarono diversi mesi portando alla luce pochi resti umani che non furono ritenuti significativi.» In seguito a questa scoperta, Affinati scrive di aver telefonato a «Riziero Aquilante, uno dei testimoni oculari, il quale, sfiduciato e disilluso, non volle rilasciare alcuna dichiarazione al riguardo.» Questo ritrovamento accese la fantasia dello scrittore, inducendolo a viaggi in Germania e India, a ricerche, a indagini, confortato dalla sua personale ideologia, in effetti tutti noi siamo inclini a ritrovare quanto già portiamo dentro le nostre convinzioni e le persuasioni interiori che già vivono in noi.
Eraldo Affinati, Secoli di gioventù, Mondadori, pp.204,€ 15,80 scritto da Gardenia
categoria:letteratura italiana
domenica, 07 novembre 2004 categoria:letteratura straniera
«Il romanzo che ha scalzato Il codice Da Vinci dalla classifica del “New York Times”» - leggiamo nella fascia di copertina del nuovo libro di James Patterson, A Jennifer con amore, che il Corbaccio ci propone tradotto in italiano da Silvia Bogliolo e Roberta Garbarini. Ingolositi dalla premessa, ci apprestiamo a leggerlo, concludendo, però fin dalle prime righe, che avrebbero dovuto soprattutto sconsigliarlo agli “iperglicemici”, visto l’eccesso di zucchero che cola dalla pagina. D’altro canto, a difesa del libro, possiamo anche dire che – in un momento storico così trafitto da sventure – forse un certo pubblico di lettori ha bisogno di miele e di facile happy end per regalare un po’ di piacevole evasione ai propri giorni. L’autore, già noto al suo pubblico, prima per romanzi-thriller e poi per Il diario di Susanne, si chiede e domanda a noi se una lettera possa rivoluzionare l’esistenza di qualcuno, facendogli cambiare idea e conseguenti scelte di vita, addentrandosi quindi subito, a spon battuto dentro il mondo dei sentimenti, quelli grandi, totalizzanti («senza te non posso respirare») che parrebbero eterni, ma che vedremo come possano trovare consolatoria sostituzione. Jennifer, la protagonista, giornalista dall’ «incredibile e sorprendente pezzo» sempre pronto a fiorirle sulla pagina (beata lei!), tornata nella bella villa sul lago, nella casa della sua infanzia, trova la famosa svolta della sua vita, ovvero il cambiamento racchiuso in un plico di lettere in cui Samantha, la mitica nonna Sam, le racconta la storia del suo passato, sorprendentemente diverso da quello tranquillo e borghese che tutti conoscono. Quelle 187 lettere, inframmezzate dalle vicende quotidiane di Jennifer, dalle sue considerazioni sul dolore della vedovanza (le è morto l’amatissimo marito Danny); dalle visite all’ospedale a trovare Sam gravemente ammalata; dalla vista e la frequentazione di un aitante e seducente Brendan, diventano una specie di scacchiera ad incastro, da cui sgorga un segreto della vita della nonna (insomma una specie di Uccelli di rovo) che sbalordisce la nipote e lascia indifferenti noi che – in letteratura – ormai ne abbiamo viste di tutti i colori. Dunque, dalla sorpresa grossa, quella che spicca in un insospettato clima di intrighi e desideri proibiti, Jennifer imparerà a credere in una seconda opportunità d’amore, poiché le vicende della nonna che aveva finto di amare Charles, un marito a sua «Sto pensando a tutti coloro che amo – scrive Sam nella sua ultima lettera – ma per te ho un dono speciale. Lo troverai dentro la busta, insieme alla lettera. Usalo bene! (Ma so che lo farai). Jennifer il mio cuore è colmo, come del resto è stata la mia vita. È un grande traguardo: ho il mio Doc, ho te e tu hai Brendan, non potrei sentirmi più felice. Cos’altro potrei desiderare? Ricordati sempre che sei la mia migliore amica, la mia nipotina preferita.» Va da sé che Doc è l’amore segreto della nonna, di cui vi abbiamo già forse rivelato anche troppo, con quell’accenno a Uccelli di rovo. Non ritenendo opportuno esagerare con le anticipazioni, lasceremo alla curiosità del lettore la voglia di scoprire quale sorpresa contenesse la lettera («un piccolo peso si mosse dentro la busta e me la fece cadere di mano…»). «L’amore non muore mai.» - è la frase ultima con cui Sam si congeda dalla sua prediletta, a suggello di quanto già le aveva detto e a testimonianza di tutta la sua esistenza. (g.g.) James Patterson A Jennifer con amore Corbaccio pp.237 € 14 scritto da Gardenia
categoria:letteratura straniera Andrej Platonov “Il mondo è bello e feroce” Sellerio Editore. Allorché l’uomo si accosta al popolo, che gli ha dato la vita e,tramite quest’ultimo alla natura e al mondo, al tempo passato e alla speranza futura-al suo spirito si svela quella sorgente segreta alla quale deve abbeverarsi per acquisire la forza inesauribile capace di guidarlo nell’azione ed una ferma fede nel significato ineluttabile della propria esistenza. Una raccolta di racconti,un’ esperienza di vite vissute nella Russia di un altro tempo. Ideali,vita semplice,sentimenti,riflessioni si affiancano ad una descrizione commovente della realtà più semplice e comune. Un vecchio padre ex ferroviere,che mai si è rassegnato alla pensione,la figlia che attende il marito al fronte, una ragazza che sembra non possedere nulla e ha tutte le possibilità ai suoi piedi. Storie su storie incentrate su un tema: il mondo e la sua bellezza,ma anche la sua crudeltà,la sua ferocia. Avevo timore di lasciarlo solo come un figlio indifeso contro l’azione d’improvvise forze ostili nel nostro mondo bello e feroce. Più che un commento direi che vale l’impressione di essere davvero parte di questo mondo,ad anni di distanza,in condizioni politiche,economiche,sociali differenti,ma esistenzialmente simili. La bellezza del libro sta in questo:catturare l’anima del mondo in poche pagine e regalarcela nella sua semplicità,senza false filosofie o riflessioni sprecate,senza lirismo né pathos tragico. Tutto semplice,come il quotidiano. Platonov,autore poco conosciuto,fece parte negli anni venti e trenta del gruppo del”Valico”. Costretto al confino sotto Stalin,la sua opera fu pubblicata solo dopo la morte. scritto da Minerva84
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Donne sull'orlo dei cinquant'anni… senza plateali crisi di nervi, né patinate conferme da "splendide cinquantenni", quattro amiche ripensano le loro vicende in relazione al mezzo secolo novecentesco in cui sono nate e cresciute. Si osservano, si divertono, si propongono - con passione - di contribuire al racconto di un'epoca ancora in fermento: ne nascono quattro racconti autobiografici, con un sicuro debito verso il "parlar di sé" dell'autocoscienza e con un senso dell'avventura che li avvicina più alla libertà picaresca che alla solennità dell'epica. "..Eppure, so bene che la coerenza del mio essere consiste nel passare, nell'attraversare, nell'andare avanti... [..la non appartenenza è l'opposto della indifferenza: comporta piuttosto una specie di distacco dignitoso che permette un 'apertura costante e curiosa verso gli altri: è un modo per non dare nulla per scontato" pag 190 o.c. scritto da alp
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Il nuovo libro del politologo Nafeez Mosaddeq Ahmed sul dopo 11 settembre Basteranno le cinquecento pagine del volume “Guerra alla verità”, edito da Fazi editore in Roma, per convincere la “gente” e i governi di altri paesi onesti che l’attentato alle torri gemelle era stato in parte “previsto” dalla Cia e dai servizi segreti americani e “addolcito” come informazione verso chi doveva prevenire e operare? http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idpa=10&idc=34&ida=&idt=&idart=155 scritto da harmonia
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