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mercoledì, 27 ottobre 2004 categoria:letteratura italiana
La vita che scorre,dal liceo,l'amicizia,l'approccio alla politica e all'esistenza. scritto da Minerva84
giovedì, 14 ottobre 2004 categoria:letteratura straniera
Chi ha gustato il delizioso Chocolat – uscito dalla penna di Joanne Harris, poi tradotto in film di grande successo -, certo avrà preso in mano Profumi, giochi e cuori infranti della stessa autrice, con molte aspettative, come si usa fare quando si è apprezzato il libro piacevole di un autore e si spera di trarre dalla nuova lettura altrettanto godimento. Con questo non vogliamo dire che la raccolta di racconti della brillante inglese sia una delusione, però – pur essendo la sua ancora «una scrittura di grande godibilità», come afferma l’«Observer», questa volta l’incanto è meno totalizzante, sarà anche perché, trattandosi di racconti, non in tutti abbiamo trovato identica misura di fascino. Certo, la Harris è molto simpatica, lo è anche quando – intervistata – parla di se stessa, con briosa semplicità, senza spocchia, con vera naturalezza. Nata nello Yorkshire da madre francese e padre inglese, dice: «Essendo figlia di due culture in un ambiente non certo cosmopolita, ero una bambina un po’ isolata, e quindi ho imparato in tenera età a cercare una via di fuga nei libri e nella scrittura di storie. I miei primi dieci anni di vita li ho trascorsi in uno stato quasi perenne di fantasticherie, avendo come compagni personaggi fantastici e immaginari.» Non nasconde i suoi insuccessi «come ragioniera e musicista», e la sua poca propensione a fare la massaia; insomma va da sé che il suo destino era quello della scrittura e ha fatto bene a seguire questa sua naturale inclinazione. Ha interessi molteplici che vanno dal giardinaggio, all’occultismo, alla danza, al cibo che supponiamo sappia anche cucinare con gusto, visto che in passato ha pubblicato pure un ricettario di successo. E il fiore delle fantasticherie di Joanne si fa pieno frutto proprio nei suoi racconti, quando ci parla de La sorellastra di Cenerentola, invertendo la morale della favola, o quando ci propone le disavventure di un insegnante – Mr.Fisher - metodico, con pochi mezzi economici che «aveva usato la stessa vecchia cartella di cuoio per oltre quarant’anni, ed era ancora in buone condizioni, seppure consunta e con le cuciture allentate per i diecimila, centomila temi d’inglese…». Povero professore, proprio quando ha trovato nel tema di un alunno un’ispirazione per scrivere qualcosa di sensazionale – rubando l’idea all’allievo, ovvero l’ «Ultima Storia», qualcosa di «assolutamente originale» - è tradito da una scucitura della cartella che gli fa perdere il prezioso bottino. E sarà la polizia a rintracciarlo, mentre scava disperatamente nella neve, con l’ostinazione di un cercatore d’oro, «gli occhi stravolti, la faccia livida, che borbottava febbricitante fra sé e sé.» Jooanne Harris Profumi, giochi e cuori infranti Garzanti pp.248 € 14,50 scritto da Gardenia
venerdì, 08 ottobre 2004 categoria:letteratura straniera Giorni di traslochi e di inevitabili pulizie. Ho raccolto libri sparsi per ogni angolo della casa, spolverati e ricollocati per riappropriarmene dopo averli mentalmente perduti. Ne salta fuori uno: Il mago sabbiolino, racconto di Hoffmann lo conoscete? La vicenda straordinaria di un uomo che si innamora di una donna....virtuale, diremmo ora, Olimpia. Tragica storia di chi non riesce ad amare l'altro diverso da sé, ma resta ossessionato da un attaccamento ad una immagine di se stesso, una sorta di Narciso dei tempi moderni. Buone riflessioni a tutti! scritto da stazitta
categoria:letteratura straniera
Da Le età di Lulù – celebre romanzo scandalo di Almudena Grandes, da cui Bigas Luna ha tratto un grande film, con Francesca Neri – l’autrice, pur mantenendo la sua forte vena erotica, sembra aver fatto passi avanti, in un cammino di indagine psicologica più sottile ed intimista, sorretta da accenti più decisi e profondi. Ed è Guanda, nella bella traduzione di Roberta Bovaia, a portare in Italia, per noi, Troppo amore, il nuovo libro della scrittrice spagnola, pagine sensuali più che mai, seppur scritte con la consueta capacità della Grandes, di regalare naturalezza anche alle situazioni più assurde e lontane dalla morale comune. Qualità – questa – che ci sembra portare una marchiatura fortemente iberica, visto che spesso, anche nei film di Almodóvar, abbiamo avuto modo di rilevarla. In questo nuovo esempio letterario – in Troppo amore – tutta l’azione è chiusa dentro un triangolo amoroso vissuto a tre, ovvero tre corpi, intelligenze e cuori, con relative emozioni, come se fosse il consueto, scontato binomio di sempre. «Era il 1984, e noi avevamo vent’anni, Madrid aveva vent’anni, la Spagna aveva vent’anni, e ogni cosa era al suo posto.» A riportare a galla i ricordi di quel lontano vissuto è una telefonata che annuncia a Maria José Sánchez la morte di Marcos, uno dei due giovani artisti con cui ha vissuto l’anomala storia d’amore. Ed è proprio Jaime, l’amico di Marcos a recarle la luttuosa notizia. Il passato la invade, a questo punto, come una fiumana impossibile da arginare e tutta la passione di allora, negli anni della sua prima giovinezza, per l’arte, per l’amore e per il sesso, che è poi per lei e i suoi due compagni, passione sfrenata per la vita, balza fuori prepotente dalla pagina e ci viene incontro, riscaldando le nostre fantasie. Tornando comunque alla trama, Jaime e Marcos sono due vecchi amici, compagni di studio all’Accademia di Belle Arti, egualmente innamorati dell’affascinante Maria José, imprigionati dallo stesso groviglio di lenzuola di un letto che li accoglie insieme, complice dei loro scatenati incontri, in un’atmosfera fumosa, intrisa di alcol, acquaragia e hashish. «Era troppo amore. Troppo grande, troppo complicato, troppo confuso, e azzardato e doloroso. Era tutto quello che potevo dare, più di quanto mi convenisse. Per questo s’infranse. Non si esaurì, non finì, non morì, semplicemente s’infranse, crollò come una torre troppo alta, come una scommessa troppo alta, come un’aspettativa troppo ambiziosa.» Alla fine, i due sopravvissuti si incontrano al funerale dell’amico suicida, eppure, in quel momento, sembra quasi ricomporsi per un attimo, in maniera surreale, lo spezzato triangolo: «Rise lui, risi io e immagino che anche Marcos, dal sedile posteriore, lo abbia fatto. Era passato parecchio tempo, ma a nessuno dei tre sfuggiva che Jaime e io, da soli, non saremmo mai andati da nessuna parte.» (g.g.) Almudena Grandes Troppo amore Guanda pp.166 € 13 scritto da Gardenia
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