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In questa sezione vengono conservate tutte le recensioni dei libri che ho letto, nel loro formato integrale, che sono già state pubblicate nella pagina Home da chi ha richiesto, ricevuto, accettato ed utilizzato l'invito a scrivere sul multiblog Il Parnaso Ambulante.

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mercoledì, 27 ottobre 2004


categoria:letteratura italiana
 


Andrea De Carlo
Due di due

La vita che scorre,dal liceo,l'amicizia,l'approccio alla politica e all'esistenza.
Due ragazzi,che crescono uno a fianco dell'altro,diversi,amici in un modo incomunicabile.
Le difficoltà di un rapporto in cui le parti continuano a ribaltarsi,gli equilibri si sconvolgono.
Due vite che scorrono parallele,ma distanti.
I punti d'incontro che talvolta si rivelano punti di scontro o di riappacificazione.
Il protagonista ci accompagna in un mondo giovanile fatto d'incertezze,tentennamenti,con pochi sogni,nessuna aspirazione.
Un mondo che attende qualcos'altro,che si lascia vivere fino a quando un incontro,un avvenimento cambierà qualcosa.
Allora il cambiamento sarà radicale e si prospetteranno due vite ben distinte per i due compagni.
Una realizzazione e un fallimento.Una realtà concreta ed un inseguimento sempre più indefinito di una realtà lontana dalle prospettive possibili.
Lo definirei un libro di prospettiva.che cerca di aprirci alle mille possibilità che la vita ci pone davanti.
A come possano essere sfruttate,alle occasioni perse e a quelle che potranno invece essere recuperate.
Un libro in cui non c'è amarezza o critica,in cui due modelli di vita agli antipodi s'incontrano in nome di qualcosa che va
più a fondo di idee politiche o esistenziali:l'amicizia.
Unica protagonista,in difesa della quale si è disposti a rivedere le proprie posizioni,a mettersi in discussione,a venire incontro a chi si è votato
palesemente all'autodistruzione.
Un libro piacevole,che scorre senza troppa fretta fra le mani di chi legge.

scritto da Minerva84




















scritto da redazioneparnaso | 10:09 | commenti

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giovedì, 14 ottobre 2004


categoria:letteratura straniera
 

NEI GIROTONDI DI FANTASIE DI JOANNE

Chi ha gustato il delizioso Chocolat – uscito dalla penna di Joanne Harris, poi tradotto in film di grande successo -, certo avrà preso in mano Profumi, giochi e cuori infranti della stessa autrice, con molte aspettative, come si usa fare quando si è apprezzato il libro piacevole di un autore e si spera di trarre dalla nuova lettura altrettanto godimento. Con questo non vogliamo dire che la raccolta di racconti della brillante inglese sia una delusione, però – pur essendo la sua ancora «una scrittura di grande godibilità», come afferma l’«Observer», questa volta l’incanto è meno totalizzante, sarà anche perché, trattandosi di racconti, non in tutti abbiamo trovato identica misura di fascino.

Certo, la Harris è molto simpatica, lo è anche quando – intervistata – parla di se stessa, con briosa semplicità, senza spocchia, con vera naturalezza. Nata nello Yorkshire da madre francese e padre inglese, dice: «Essendo figlia di due culture in un ambiente non certo cosmopolita, ero una bambina un po’ isolata, e quindi ho imparato in tenera età a cercare una via di fuga nei libri e nella scrittura di storie. I miei primi dieci anni di vita li ho trascorsi in uno stato quasi perenne di fantasticherie, avendo come compagni personaggi fantastici e immaginari.» Non nasconde i suoi insuccessi «come ragioniera e musicista», e la sua poca propensione a fare la massaia; insomma va da sé che il suo destino era quello della scrittura e ha fatto bene a seguire questa sua naturale inclinazione. Ha interessi molteplici che vanno dal giardinaggio, all’occultismo, alla danza, al cibo che supponiamo sappia anche cucinare con gusto, visto che in passato ha pubblicato pure un ricettario di successo.

E il fiore delle fantasticherie di Joanne si fa pieno frutto proprio nei suoi racconti, quando ci parla de La sorellastra di Cenerentola, invertendo la morale della favola, o quando ci propone le disavventure di un insegnante – Mr.Fisher - metodico, con pochi mezzi economici che «aveva usato la stessa vecchia cartella di cuoio per oltre quarant’anni, ed era ancora in buone condizioni, seppure consunta e con le cuciture allentate per i diecimila, centomila temi d’inglese…». Povero professore, proprio quando ha trovato nel tema di un alunno un’ispirazione per scrivere qualcosa di sensazionale – rubando l’idea all’allievo, ovvero l’ «Ultima Storia», qualcosa di «assolutamente originale» - è tradito da una scucitura della cartella che gli fa perdere il prezioso bottino. E sarà la polizia a rintracciarlo, mentre scava disperatamente nella neve, con l’ostinazione di un cercatore d’oro, «gli occhi stravolti, la faccia livida, che borbottava febbricitante fra sé e sé.»

I temi di Profumi, giochi e cuori infranti, spesso hanno il sapore del surreale, se non addirittura del pazzesco e qui sentiamo tutto il divertimento della scrittrice che tira la corda dell’ispirazione fino all’estremo, giocando con le sue invenzioni per portare anche noi dentro i suoi girotondi di fantasie, dove incontriamo streghe di provincia e croniste mondane, animali umanizzati (uomini-lupo), giovani sposi in catastrofica luna di miele napoletana, ma anche due deliziose vecchiette ospiti di una casa di riposo. Ed è su queste due figure femminili che vorremmo soprattutto fermare l’attenzione perché Faith e Hope ci sembrano essere i personaggi più riusciti e toccanti dell’intera raccolta. Così piene di ingenui desideri inadatti al loro stato – secondo la logica comune – avrebbero affascinato Frank Capra. E anche a noi regalano un momento di divertita tenerezza, quando si concedono una “zingarata”, fuggendo dalla casa di riposo per avere un giorno d’evasione, paralitica in carrozzella l’una, cieca l’altra, comunque in grado di cavarsela e di raggiungere, almeno in parte le mete che si erano prefisse, lasciando per noi, alle loro spalle, una tenue traccia di profumo: quello della rosa bianca che alla fine della loro breve fuga hanno ricevuto in dono. (g.g.)

Jooanne Harris Profumi, giochi e cuori infranti Garzanti pp.248 € 14,50

scritto da Gardenia









scritto da redazioneparnaso | 11:32 | commenti

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venerdì, 08 ottobre 2004


categoria:letteratura straniera
 

Giorni di traslochi e di inevitabili pulizie.

Ho raccolto libri sparsi per ogni angolo della casa, spolverati e ricollocati per riappropriarmene dopo averli mentalmente perduti.

Ne salta fuori uno: Il mago sabbiolino, racconto di Hoffmann

lo conoscete? La vicenda straordinaria di un uomo che si innamora di una donna....virtuale, diremmo ora, Olimpia. Tragica storia di chi non riesce ad amare l'altro diverso da sé, ma resta ossessionato da un attaccamento ad una immagine di se stesso, una sorta di Narciso dei tempi moderni. Buone riflessioni a tutti!

scritto da stazitta

scritto da redazioneparnaso | 11:15 | commenti

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categoria:letteratura straniera
 

UN FATALE TRIANGOLO D’AMORE


Da Le età di Lulù – celebre romanzo scandalo di Almudena Grandes, da cui Bigas Luna ha tratto un grande film, con Francesca Neri – l’autrice, pur mantenendo la sua forte vena erotica, sembra aver fatto passi avanti, in un cammino di indagine psicologica più sottile ed intimista, sorretta da accenti più decisi e profondi.

Ed è Guanda, nella bella traduzione di Roberta Bovaia, a portare in Italia, per noi, Troppo amore, il nuovo libro della scrittrice spagnola, pagine sensuali più che mai, seppur scritte con la consueta capacità della Grandes, di regalare naturalezza anche alle situazioni più assurde e lontane dalla morale comune. Qualità – questa – che ci sembra portare una marchiatura fortemente iberica, visto che spesso, anche nei film di Almodóvar, abbiamo avuto modo di rilevarla.

In questo nuovo esempio letterario – in Troppo amore – tutta l’azione è chiusa dentro un triangolo amoroso vissuto a tre, ovvero tre corpi, intelligenze e cuori, con relative emozioni, come se fosse il consueto, scontato binomio di sempre.

«Era il 1984, e noi avevamo vent’anni, Madrid aveva vent’anni, la Spagna aveva vent’anni, e ogni cosa era al suo posto.»
Questa è la frase sintesi della situazione di allora, del mondo della movida che fa da sfondo alla narrazione.

A riportare a galla i ricordi di quel lontano vissuto è una telefonata che annuncia a Maria José Sánchez la morte di Marcos, uno dei due giovani artisti con cui ha vissuto l’anomala storia d’amore. Ed è proprio Jaime, l’amico di Marcos a recarle la luttuosa notizia. Il passato la invade, a questo punto, come una fiumana impossibile da arginare e tutta la passione di allora, negli anni della sua prima giovinezza, per l’arte, per l’amore e per il sesso, che è poi per lei e i suoi due compagni, passione sfrenata per la vita, balza fuori prepotente dalla pagina e ci viene incontro, riscaldando le nostre fantasie.
A questo proposito, non possiamo esimerci dal chiedere a noi stessi, pur consapevoli di restare senza risposta, fino a dove sia naturale la vena di queste scrittici definite erotiche e quanto invece propendano a calcare la mano, proprio per stuzzicare le curiosità nascoste di lettori alla ricerca di nuove emozioni.

Tornando comunque alla trama, Jaime e Marcos sono due vecchi amici, compagni di studio all’Accademia di Belle Arti, egualmente innamorati dell’affascinante Maria José, imprigionati dallo stesso groviglio di lenzuola di un letto che li accoglie insieme, complice dei loro scatenati incontri, in un’atmosfera fumosa, intrisa di alcol, acquaragia e hashish.

Ma il tre è un numero pericoloso, elusivo, per certi versi fatale, come poi dimostra di essere nell’epilogo del romanzo, quando il terzetto non è più così compatto, e – alternativamente – i due ragazzi vorrebbero l’innamorata tutta per sé, riducendo a duetto il loro ménage. Eppure, sembrava indissolubile questo loro sodalizio amoroso che li aveva indotti a risolvere insieme anche blocchi sessuali e sensi di colpa, dove Jaime sembra essere sempre il più forte, maturo e vincente, Marcos, artista di più spiccato talento, anche il più avvenente, dotato della bellezza di un «arcangelo» e Maria José, oggetto-soggetto d’amore tra i due.

«Era troppo amore. Troppo grande, troppo complicato, troppo confuso, e azzardato e doloroso. Era tutto quello che potevo dare, più di quanto mi convenisse. Per questo s’infranse. Non si esaurì, non finì, non morì, semplicemente s’infranse, crollò come una torre troppo alta, come una scommessa troppo alta, come un’aspettativa troppo ambiziosa.»

Alla fine, i due sopravvissuti si incontrano al funerale dell’amico suicida, eppure, in quel momento, sembra quasi ricomporsi per un attimo, in maniera surreale, lo spezzato triangolo: «Rise lui, risi io e immagino che anche Marcos, dal sedile posteriore, lo abbia fatto. Era passato parecchio tempo, ma a nessuno dei tre sfuggiva che Jaime e io, da soli, non saremmo mai andati da nessuna parte.» (g.g.)

Almudena Grandes Troppo amore Guanda pp.166 € 13

scritto da Gardenia

















scritto da redazioneparnaso | 11:05 | commenti

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